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Giro del mondo in birra: Corea del Nord

Dopo aver scoperto la produzione brassicola della Repubblica Democratica del Congo, il tour fa tappa nella Nazione asiatica che tutt’ora è sottoposta ad una ferrea dittatura, l’ultima di stampo stalinista, basata sul culto della personalità legata alla famiglia Kim: la Corea del Nord.

Questa detiene il potere in Corea del Nord dal 1948, l’anno in cui, dopo il fallimento delle trattative per l’unificazione della penisola coreana seguite all’indipendenza dall’Impero giapponese al termine della seconda guerra mondiale, nacquero le due Coree. Si tratta del regime che, secondo varie inchieste delle Nazioni Unite e non solo, nel mondo contemporaneo non trova uguali per quanto riguarda le violazioni dei diritti umani.

Per questo motivo, la vita della Corea del Nord è fortemente condizionata non solo dal tipo di governo e dalla fortissima corruzione della classe dirigente (è al sesto posto nella graduatoria mondiale, stilata da Trasparency International, dei Paesi più corrotti), ma anche dalle sanzioni e dagli embarghi imposti dai Paesi occidentali. A queste, a completare il contesto drammatico nel quale vive la popolazione nordcoreana, si uniscono carestie, più frequenti dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica che sosteneva il regime, e gravi calamità naturali quali lunghi periodi di siccità.

Un Paese che quindi presenta una situazione politica, sociale ed economica che a tutto porta a pensare tranne che a pensare che possa esistere una qualunque produzione brassicola, anche per il semplice fatto che il regime ha sempre avversato con forza l’occidente e tutti i suoi simboli: ed anche la birra, ovviamente in piccola parte, può essere considerata uno di questi.

Eppure, già a partire dagli anni 30 del secolo scorso, prima dell’avvento al potere della famiglia Kim, si hanno notizie di produzioni artigianali brassicole nel Paese: questo era dovuto alla presenza dell’Impero coloniale giapponese i cui coloni producevano soprattutto lager di matrice tedesca. Nonostante questo il settore, fra mille difficoltà, ha conosciuto una certa crescita solo negli ultimi anni ed oggi si contano almeno dieci microbirrifici aperti con il consenso governativo.

Questo è dovuto al fatto che il leader supremo della Corea, Kim Yong-un, secondo le fonti, è un grande appassionato della bevanda: una passione, a quanto pare soprattutto per le birre tedesche, probabilmente figlia del fatto che da giovane, sotto mentite spoglie, ha frequentato per alcuni anni una scuola internazionale in lingua inglese in quel di Berna, Svizzera.

Una volta tornato in patria, nel 2000 ha deciso di aprire la prima vera e propria fabbrica di birra nordcoreana: per farlo ha acquistato un birrificio inglese in dismissione che è stato smontato pezzo per pezzo, inviato via nave in Corea e qui rimontato: un’ operazione che è costata circa 3 milioni di dollari.

La fabbrica è stata completata nel 2002 e attualmente vede impiegati 350 operai circa. La birra che produce si chiama Taedonggang e prende il nome del principale fiume che attraversa la capitale Pyongyang, il Taedong. Si tratta di una lager con una gradazione alcolica del 5% che si presenta di colore ambrato chiaro con una schiuma corposa e mette in risalto le note dolci del malto.

Sulle etichette delle bottiglie è riportata una delle frasi di propaganda più utilizzate dal regime “Esortiamo con forza la modernizzazione dell’economia per il Popolo!”. Viene venduta in unità da mezzo litro ciascuna ad un prezzo che equivale a circa 50 centesimi di euro il che la rende diffusa presso chi ha determinate possibilità economiche: questo in un Paese nel quale la bevanda alcolica di gran lunga più apprezzata resta comunque il soju, un distillato tradizionale coreano che si ricava principalmente da riso o orzo o frumento.

Come sottolineato in precedenza, vi sono inoltre dei microbirrifici situati principalmente nei pressi di ristoranti e alberghi: questo poiché in Corea del Nord vi sono anche grosse difficoltà per quanto riguarda la distribuzione delle merci e gli approvvigionamenti causate dalla carenza di reti di comunicazione sia stradali che ferroviarie fra la capitale e il resto del Paese.

A questo si aggiungono i frequenti blackout elettrici che rendono impossibile refrigerare costantemente la birra: per tale motivo, i produttori artigianali hanno sviluppato la propria birra al vapore che si rifà ad un vecchio stile americano originario della California. Questo prodotto infatti viene realizzato tramite una fermentazione che avviene a temperature superiori a quelle di tutti gli altri stili brassicoli e quindi non necessita di una refrigerazione meccanica costante.

Come visto, anche in Corea del Nord, per volere della famiglia Kim che controlla in modo totalitario il Paese, si produce birra e viene fatto fra mille difficoltà come quelle causate dai frequenti e prolungati periodi di siccità: questo è uno dei motivi che sono stati tra l’altro, alla base della cancellazione delle edizioni successive del festival della birra che, organizzato dal birrificio Taedonggang, si è svolto a Pyongyang solo nel 2016.

Redazione ApeTimehttps://www.apetime.com
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