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Giro del mondo in birra: Romania

Dopo la tappa in Repubblica Centrafricana, dove è presente un unico birrificio e dove nelle abitazioni le donne producono la birra tradizionale a base di miglio conosciuta come ‘doko’, il viaggio alla scoperta dei prodotti brassicoli di tutto il mondo torna in Europa: in Romania.

Oggi infatti il tour approda in Romania, Paese che, negli ultimi anni, vanta una delle economie più solide dell’est europeo: nel 2022 infatti è cresciuta del 5,8%, mentre il Pil nazionale ha fatto registrare un altrettanto significativo +5,3%. Numeri che incidono positivamente anche sullo sviluppo della filiera birraria romena.

Settore che cresce soprattutto grazie all’intraprendenza  e all’inventiva di diversi giovani imprenditori locali che elaborano e lanciano sul mercato ricette originali: per questo motivo, non si può non sottolineare come anche qui, da qualche anno, sia approdata la ’craft beer revolution’, ovvero la rapida crescita del numero di micro birrifici presenti sul territorio nazionale.

A tal proposito, la facilità di reperire sul territorio rumeno uno degli elementi fondamentali per la produzione brassicola ha dato un’importante spinta allo sviluppo del comparto: stiamo parlando del luppolo che cresce spontaneamente sulle sponde dei fiumi e nei boschi.

Non solo questi aspetti stanno contribuendo alla crescita, ma anche il fatto che la birra fa parte delle tradizioni storiche della popolazione locale (come della maggior parte di quelle che popolano l’Europa orientale), specie nell’estesa regione dei Carpazi-Danubio.

birra

Risalgono infatti all’epoca medioevale le prime testimonianze riguardanti la produzione della birra tradizionale in questo territorio, dove ancora viene venduta nei mercati contadini di alcune città e paesi: nota con il nome di ‘braga’, è una bevanda fermentata densa, di color beige e dal sapore pungente e agrodolce la cui percentuale di alcol può variare.

Si prepara a partire da diversi cereali quali crusca di frumento, mais, miglio o avena, lasciati in ammollo (e, a volte, a germogliare, per ottenere una versione meno alcolica): i semi vengono quindi leggermente tostati e trasformati in farina che viene successivamente mescolata con acqua e lievito e lasciata a fermentare in una botte di legno.

Trasferita in vasi di terracotta, o contenitori di legno, è servita fredda e addolcita con zucchero o miele per chi lo desidera. Le proporzioni dei diversi ingredienti variano da produttore a produttore: per questo motivo la” braga” può assumere diversi aromi e cambiare leggermente colore.

Tradizione plurisecolare che avrebbe portato, nel 1878, alla nascita del primo birrificio romeno: si tratta dell’Ursus, con sede nella città di Cluj, che, dal 2002, è di proprietà del gruppo Sab-Miller. Inizialmente, e fino al 1927, l’azienda portava il nome del suo fondatore, Frigyes Czell.

Una delle referenze di punta della casa, è la lager Ciucas (prodotta a Brasov), con una gradazione alcolica del 4,6%, che prende il nome dall’omonima montagna dalla quale sgorga l’acqua con cui viene realizzata. Si presenta di color giallo dorato, con una schiuma persistente ed un aroma caratterizzato da note di luppolo, mais, agrumi e fieno.

birra Ciucas

Ursus che, con il 40% circa delle quote di mercato, è il più importante produttore del Paese: fetta che però si sta lentamente riducendo grazie alla continua nascita di piccoli birrifici; un fenomeno supportato da una mutata consapevolezza dei consumatori locali, sempre più abili nel riconoscere ed apprezzare i prodotti di qualità preferendoli a quelli industriali.

Fra le giovani realtà che si stanno distinguendo nel panorama brassicolo rumeno, troviamo il birrificio Oriel, fondato nel 2017 a Bucarest da due giovani imprenditori. Il nome della piccola azienda deriva da quello di Uriele, l’arcangelo della luce e della saggezza nella cultura ebraica.

Le birre qui prodotte traggono ispirazione dai più iconici stili belgi, ma sono rivisitate in chiave moderna, aggiungendovi ingredienti locali. Diverse referenze della casa, inoltre, vengono fatte maturare in botti di legno precedentemente utilizzate per la fermentazione di distillati quali whisky e rum.

Questo è il caso della Oriel quadrupel, birra con una gradazione alcolica del 10%: la bevanda viene infatti invecchiata per sette mesi in barili che contenevano rum e, in seguito, rifermentata in bottiglia per altri tre mesi. Il prodotto finale si presenta di un intenso color marrone con aromi di cioccolato, mandorle e zucchero.

birra Oriel Romania

Una menzione anche per il micro birrificio Zaganu, situato ai piedi dell’omonima montagna dei Carpazi: entrambi portano il nome di una specie d’aquila (l’aquila barbuta), braccata fino alla sua scomparsa quasi 100 anni fa. Fra le proposte brassicole troviamo una india pale ale e una red belgian Ale: entrambe sono non pastorizzate e non filtrate, prodotte con un lievito ad alta fermentazione e fatte maturare per almeno 23 giorni.

L’Oriel e lo Zaganu sono solo due dei circa 20 piccoli birrifici che, negli ultimi anni, si stanno ritagliando degli spazi sul mercato rumeno  grazie agli investimenti di diversi giovani imprenditori: a questi si uniscono la passione e l’abilità dei mastri birrai nel creare birre originali, utilizzando anche materie prime locali, e nel rivisitare, dandogli una nuova veste, i grandi classici stili europei delle diverse tradizioni.

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Nicola Prati
Nicola Prati
Classe 1981. Subito dopo la maturità classica, inizia a collaborare con la ‘Gazzetta di Parma’ (2000): una collaborazione giornalistica che durerà otto anni. Contemporaneamente, dal 2005 al 2008, fa parte dell’ufficio stampa del Gran Rugby Parma. Successivamente, fra le altre esperienze lavorative, quella nell’ufficio comunicazione interna di Cariparma Credit Agricole e nella direzione relazioni esterne del gruppo Barilla. Le sue due più grandi passioni sono tutti gli sport e la musica. A queste, si aggiungono la lettura, i viaggi e la cucina. Collabora con ApeTime da gennaio 2021.

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