HomeBirraIndia Pale Ale: storia, caratteristiche ed evoluzione

India Pale Ale: storia, caratteristiche ed evoluzione

India Pale Ale: storia ed evoluzione dello stile brassicolo britannico sempre più apprezzato anche in Italia specie dalle nuove generazioni.

Nel corso dell’ultimo decennio, nel nostro Paese, in modo particolare fra i Millenials, ovvero i giovani nati dopo il 1987, si è diffuso il consumo delle birre conosciute come India Pale Ale, ovvero l’iconico stile inglese: un prodotto la cui invenzione è legata all’epoca coloniale e alle conseguenti esigenze di trasporto.

Gli inglesi, nel 1800, infatti caricavano le botti di birra sulle navi per portarle in India, una delle tante colonie dell’Impero Britannico: durante il lungo viaggio, a causa della salsedine e delle alte temperature delle stive, il prodotto però deperiva e non poteva più essere consumato.

Per questo motivo i mastri birrai aumentarono la quantità di luppolo nelle birre da esportare: le qualità conservative di questa pianta resero possibile il trasporto fino in Asia. Unitamente a questo processo, per aumentarne la stabilità qualitativa, quella che oggi conosciamo come India Pale Ale, venne portata ad un alto grado di fermentazione e preparata a temperature oscillanti fra i 15 e i 25 gradi.

Oggi giorno esistono diverse tipologie di IPA, ma la ricetta tradizionale si distingue per il suo aroma a base di frutta ed erbe: per la sua realizzazione, come avviene in quasi tutte le produzioni birrarie inglesi, vengono utilizzati dei malti caramellati che la rendono gradevolmente amara con una nota di dolcezza.

Un’altra metodologia di preparazione di questa birra è quella americana (American Pale Ale) che si distingue per una maggiore gradazione alcolica, compresa fra i 6,5 e gli 8 gradi e per un maggiore impiego dei luppoli delle varietà coltivate nelle piantagioni della costa orientale degli Stati Uniti: questi regalano al prodotto finale un’amarezza e un aroma maggiori rispetto a quelle inglesi.

Troviamo poi la Imperial Pale Ale che è stata introdotta sul mercato circa cinquant’anni fa sempre dai birrifici statunitensi: prodotta per andare incontro agli amanti del luppolo, presenta una luppolatura molto intensa che viene equilibrata dalla dolcezza dei malti e si distingue per gli spiccati aromi floreali e per la maggiore gradazione alcolica che parte dagli 8 gradi.

India Pale Ale

Queste tipologie di IPA, che sono fra le più diffuse e conosciute, in generale si possono distinguere in questo modo: quelle inglesi presentano un colore ramato e maggiori sentori di tostatura e di caramello tipici delle produzioni birrarie britanniche. Le americane, invece, si caratterizzano per l’aspetto più chiaro e mettono in risalto l’aroma erbaceo e il profumo di agrumi derivanti dai diversi luppoli impiegati.

Come detto, in tutto il mondo, Italia compresa, è in costante aumento il numero di birrifici di tutte le dimensioni dediti alla produzione delle IPA: il prodotto, specie fra i giovani italiani, è molto apprezzato in tutte le interpretazioni, sia che ne mettano in risalto l’amaro piuttosto che l’agrumato o l’erbaceo o altri sapori e profumi. Una varietà di profili aromatici che viene offerta seguendo non solo la tradizione stilistica britannica, ma, fra le altre, anche le due scuole di pensiero americane.

Negli Stati Uniti, infatti, si è sviluppata una variante di IPA che per molti versi nega le caratteristiche del filone originario della California, che è stato il primo a stelle e strisce ad essere nato: questo propone birre che si presentano di colore ambrato, sono abbastanza forti (grado alcolico fra il 6 ed il 7%), secche e piuttosto amare.

Le New England IPA, originarie dell’omonimo Stato affacciato sull’ Oceano Atlantico, invece sono bevande brassate tendenzialmente dolci, dall’aspetto assai velato (in genere giallo opaco tendente al bianco) e con una chiusura tutt’altro che secca, anzi particolarmente morbida.

Anche in termini aromatici sono abbastanza distanti dalle cugine della costa occidentale dato che il loro profilo è spesso dominato da note di frutta tropicale (soprattutto ananas) accompagnate dalle immancabili sfumature di agrumi come il lime oppure di resina.

La varietà di profumi e aromi sempre più ampia che quindi caratterizza questa tipologia brassicola ci porta a sottolineare un aspetto del mondo birrario: quando infatti ordiniamo o acquistiamo una birra, generalmente, sappiamo cosa aspettarci (ad esempio con una Stout avremo una bevanda con spiccate note maltate, di caramello e caffè tostato).

Questa regola, unico caso, non vale però per le IPA, che rappresentano una tipologia di tale successo da essere evoluta e cambiata davvero molto negli ultimi anni, tanto da rendere difficile rispondere a una domanda solo apparentemente banale: “Cos’è una India Pale Ale?”.

birra India Pale Ale

Un costante processo di ridefinizione dei canoni che ha mutato tutti gli elementi della bevanda (colore, aroma, gusto, metodi produttivi) fino a intaccare qualsiasi convinzione nei loro confronti: queste birre infatti, in alcune versioni, specie americane, sono diventate qualcosa di completamente diverso da come erano in origine, ovvero da come sono rimaste fino al grande successo commerciale fatto registrare negli ultimi anni.

Allora cosa rende una birra realmente un’IPA di fronte a tutti questi elementi di variabilità? La risposta, senza dubbio, è il luppolo, inteso principalmente a livello aromatico e questo aspetto è valido anche se le note amare, in certe interpretazioni, risultano davvero molto contenute.

Oggi quindi, quando troviamo quelle tre lettere, I-P-A, abbiamo una sola certezza: il luppolo, di qualunque varietà e qualità, sarà il protagonista principale della bevanda in termini di profumi e aromi. Per quanto riguarda gli altri elementi (colore, sapore, sensazioni, metodi produttivi, ingredienti) invece non possiamo essere sicuri di niente: troviamo sempre delle sorprese, frutto dell’inventiva dei mastri birrai di tutto il mondo.

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