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Le bevande tradizionali dell’Australia

La scorsa settimana il viaggio alla scoperta dei prodotti tipici di tutto il mondo si trovava in Armenia, la quale propone diverse bevande tradizionali con una storia plurisecolare. Oggi invece andiamo in Australia.

In questo nuovo appuntamento lo scenario cambia completamente. Il tour infatti si sposta in Oceania e approda in Australia: un territorio immenso (sesto al mondo in questa particolare graduatoria) che anche per questo motivo presenta un’ampissima offerta di bevande che spazia dal vino alla birra fino ai distillati e ai cocktails realizzati anche con materie prime coltivate localmente.

Questa terra è stata abitata dalle popolazioni aborigene a partire da circa 40mila anni fa e recenti studi hanno portato alla luce antichissimi metodi (finora sconosciuti) per la produzione di bevande fermentate che venivano realizzate in diverse regioni del Paese.

In Tasmania, ad esempio, si faceva fermentare la linfa dell’albero Eucalyptus gunnii per preparare una bevanda alcolica chiamata “way-a-linah”, oppure, nei territori settentrionali, si beveva il “kambuda”, ovvero un fermentato di semi dei frutti del Pandanus, una pseudo-palma.

Australia che, come noto, a partire dal XVIII secolo, venne colonizzata dagli inglesi che importarono le bevande tradizionali d’oltremanica: una, ovvero il vino, sarebbe diventata quella maggiormente diffusa e apprezzata dagli australiani che ancora oggi lo prediligono sia alla birra che ai distillati.

Uno studio recentemente pubblicato da una società di statistica di Melbourne infatti evidenzia che il 44,5% delle persone potendo scegliere una bevanda alcolica preferirebbe proprio il vino: il 39,1% sceglierebbe invece i prodotti brassati, mentre il 27,5% degli intervistati opterebbe per i distillati.

Questa è senza dubbio una delle ragioni per le quali si tratta dell’ottavo Paese al mondo per quanto riguarda i quantitativi di vino prodotto annualmente: qui infatti vi sono 130mila ettari di terreno coltivati a vite che consentono di ottenere 13 milioni di ettolitri circa ad ogni vendemmia.

La filiera vinicola australiana ha una storia abbastanza recente, soprattutto se confrontata con quella italiana o francese, ma  ha riscosso successo in poco tempo grazie all’assenza del parassita della filossera (che in Europa, soprattutto nell’800, veniva considerato un vero e proprio flagello per la coltivazione della vite), all’adozione di tecniche all’avanguardia e alla presenza di esperti viticoltori ed enologi di origine europea.

vini Australia

I vini australiani, secondo gli esperti, sono carichi di profumi e aromi, hanno uno stile elegante, pulito e raffinato, con un ottimo rapporto qualità/prezzo. Chardonnay, Shiraz e Cabernet Sauvignon sono i vitigni più coltivati e utilizzati per la produzione di vini rossi, bianchi, spumanti e vini liquorosi (ve ne sono anche alcuni che ricordano il Marsala).

 

Un altro dei motivi del notevole sviluppo della viticoltura nella terra dei canguri (che esporta i propri prodotti soprattutto verso gli Stati Uniti) è il fatto che  le zone produttive più importanti, situate nel sud dell’Australia (come Adelaide Hills, Barossa, Coonawarra e l’isola della Tasmania) godono di un clima di tipo mediterraneo, notoriamente ideale per la coltivazione della vite.

Come detto sono stati gli inglesi ad importare la cultura del vino in questo territorio: fra questi una figura di grande rilievo è stata quella di James Busby che, nel 1824, seguì i genitori inviati a lavorare in Australia (che ancora oggi fa parte del Commonwealth) dal governo britannico.

Il giovane, approfittando dei territori colonizzati della Hunter valley, decise di sperimentare la coltivazione della vite che aveva studiato anni prima in Francia: il vitigno prescelto per l’esperimento fu il syrah (poi qui ribattezzato shiraz) originario della valle del Rodano che si adattò ottimamente al clima del luogo dando origine fin da subito a vini di qualità.

vino Shiraz

Busby può essere considerato a tutti gli effetti uno dei padri della filiera australiana dato che quello importato da lui oggi è di gran lunga il vitigno maggiormente coltivato, con il 40% dei terreni, superando di gran lunga cabernet sauvignon, riesling e chardonnay.

Lo shiraz può essere vinificato sia da solo che assemblato con altri prodotti vinicoli quali cabernet sauvignon, mourvèdre e grenache: viene inoltre utilizzato per realizzare bevande di diverse tipologie, sia artigianali che industriali, fra cui i migliori vini rosé australiani.

Il colore rosso profondo e il profilo aromatico che mette in risalto note di pepe e prugne sono gli elementi più caratteristici dello shiraz: un vino ideale per accompagnare i secondi a base di carne, soprattutto la selvaggina, l’agnello arrosto ed il pollame.

Qualità della viticoltura locale (che oggi è una delle filiere più importanti del Paese) che infine è ben sintetizzata nelle parole di Raphael Schirmer, uno dei maggiori esperti del settore a livello mondiale: “Se si dovesse riassumere in una sola parola l’essenza del vino australiano, ‘sapore’ si imporrebbe senza alcun dubbio nel nostro pensiero”.

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Nicola Prati
Nicola Prati
Classe 1981. Subito dopo la maturità classica, inizia a collaborare con la ‘Gazzetta di Parma’ (2000): una collaborazione giornalistica che durerà otto anni. Contemporaneamente, dal 2005 al 2008, fa parte dell’ufficio stampa del Gran Rugby Parma. Successivamente, fra le altre esperienze lavorative, quella nell’ufficio comunicazione interna di Cariparma Credit Agricole e nella direzione relazioni esterne del gruppo Barilla. Le sue due più grandi passioni sono tutti gli sport e la musica. A queste, si aggiungono la lettura, i viaggi e la cucina. Collabora con ApeTime da gennaio 2021.

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