HomeIntervisteMatrimoni, un business sempre più ricco anche per i cocktail bar

Matrimoni, un business sempre più ricco anche per i cocktail bar

Da qualche anno a questa parte, l’Italia sta vivendo il boom di un particolare tipo di turismo: il “wedding“.

Sono sempre di più le coppie che arrivano dal nord e centro Europa, nonché dagli Stati Uniti, con tanto di invitati (tanti) per sposarsi in qualche angolo incantevole del nostro Paese. Senza badare a spese. Chi sceglie le colline o le spiagge della Toscana, chi il Lago di Como, chi le baite delle Dolomiti o della Valle d’Austa, o ancora castelli e residenze storiche. Senza dimenticare i vigneti, primi fra tutti quelli delle Langhe, in Piemonte. Ma l’elenco potrebbe continuare a lungo.

Matrimonio nelle Langhe

Un business decisamente redditizio per i locali che si sono strutturati per offrire servizi di catering a questo tipo di clientela, che solo nel 2023 ha generato un fatturato di 830 milioni di euro (senza contare le richieste, sempre numerosissime, da parte degli italiani), destinato ad aumentare ulteriormente quest’anno, stando ai dati dell’Osservatorio Destination Wedding in Italy curato dal Centro Studi Turistici. E non parliamo solo di ristoranti: quasi sempre, per questi matrimoni, è richiesto anche il servizio di open bar per accompagnare la festa nel dopocena, quindi anche i cocktail bar possono ambire a conquistare una fetta importante di questi ricchi budget.

Ma quali caratteristiche sono richieste per questo tipo di servizio? E come si può “entrare nel giro” per aumentare il fatturato del proprio bar, senza tuttavia rischiare di finire in affanno fra catering (concentrati per lo più nei weekend) e gestione ordinaria del locale?

Lo abbiamo chiesto a Daniele Macciò, titolare del 18-70 Drinkin’ Kitchen a Bra (CN), nel cuore delle Langhe. Che, sin dall’apertura, un anno e mezzo fa, ha ricevuto e accontentato numerose richieste di catering per l’open bar dei tanti matrimoni organizzati in zona. “Spesso collaboriamo tra l’altro con il ristorante di mio cugino, lo chef stellato Massimo Camia, a La Morra, che si occupa del catering per la cena. Il periodo con il maggior numero di richieste è ovviamente quello che va da maggio a settembre, ma non mancano quelle ‘fuori stagione'”, spiega.

Daniele Macciò (a sinistra) con Massimo ed Elisabetta Camia

Da chi vi arrivano le richieste?
Moltissimi stranieri. Che non badano a spese, in particolare nel caso degli americani. Ma che ovviamente richiedono un servizio impeccabile. Dall’Europa giungono qui soprattutto da Scandinavia, Inghilterra, Scozia, Germania, Austria… E naturalmente ci sono gli italiani, in massima parte piemontesi.

In generale, come può un cocktail bar avvicinarsi a questo business sempre più interessante?
Pubblicizzando la propria attività presso wedding planner e ristoranti della zona che organizzano matrimoni, proponendosi per offrire il servizio di open bar. Peraltro, una volta che si inizia, se si lavora bene molti clienti possono arrivare anche dal passaparola.

E che cosa fa la differenza, per lavorare bene?
La capacità di organizzare tutto nei minimi particolari secondo le esigenze di ogni cliente. Nulla può essere lasciato al caso, dagli ordini per i fornitori alla postazione, fino al personale.

Quanti collaboratori occorrono per offrire questo servizio in un catering?
Dipende dal numero degli invitati. Sotto le 50 persone posso farlo da solo, per matrimoni che contano dalle 50 alle 200 presenze bisogna essere in due, oltre questo numero (ma sono casi piuttosto rari) servono almeno tre persone. Ovviamente, quando ci occupiamo dei catering il nostro locale rimane aperto, quindi per non lasciarlo a corto di personale bisogna poter contare sulla disponibilità di un certo numero di collaboratori a chiamata, professionali e già formati, sui quali si è investito in precedenza.

Come è composta la tipica drink list di un matrimonio?
Di norma si basa su una scelta di 5 cocktail, fra i quali non mancano quasi mai Gin Tonic/Gin Lemon, Moscow Mule, Mojito e a volte Piña Colada. Meno richiesti, invece, Cuba Libre e Paloma… In generale, comunque, ai matrimoni vanno soprattutto i drink dolci e, al limite, bitter, molto meno quelli acidi.

Spritz?
No, perché noi, per motivi di costi, ci limitiamo a organizzare l’open bar per il dopocena e lo Spritz, di solito, è richiesto per l’aperitivo. Che rimane di competenza di chi realizza il catering della cena. Anche se in alcuni casi siamo noi a fornire loro le materie prime per i drink.

Matrimonio nelle Langhe

Chi sceglie i cocktail in lista: voi o il cliente?
Di solito noi presentiamo un ventaglio di proposte sulla base del budget del cliente, puntando anche sui prodotti del territorio (è importante farli conoscere, soprattutto agli stranieri), fra le quali il cliente stesso può scegliere ciò che preferisce. Spesso, peraltro, ci vengono date semplici indicazioni generiche, lasciandoci grande libertà di manovra.

A proposito di budget: con quale criterio stabilite i costi del servizio?
Anche qui, dipende dal numero di presenti, tenendo conto di un consumo medio di quattro drink a persona. Sebbene ci siano stati clienti (parliamo ancora una volta di americani) che ci hanno affidato budget per sei/sette drink a persona, nonostante li avessimo avvertiti che, per esperienza, la richieste effettive da parte degli invitati sarebbero state ben più contenute. Come infatti si è poi verificato in tutti i casi. Ma non hanno mai recriminato, tutt’altro. In pratica, ci hanno lasciato una buona mancia…

E’ utile fare ricorso a preparazioni pre-batch, per contenere costi e tempi?
Dipende: a volte lo abbiamo fatto, in caso di matrimoni molto affollati e laddove ci sono stati richiesti cocktail dal gusto particolarmente dolce, per i quali abbiamo realizzato preventivamente preparazioni a base di sciroppo e acido citrico. Ma non sempre ne vale la pena.

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Stefano Fossati
Stefano Fossati
Redattore del tg Bluerating News, collaboratore delle testate economiche di Bfc Media, di Mixer Planet e naturalmente del Magazine ApeTime.

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