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Giro del mondo in birra: Corea del Sud

Continua il nostro viaggio in giro per il mondo alla scoperta del mondo brassicolo, e dopo la Corea del Nord andiamo in Corea del Sud.

I due birrifici che dominano il mercato brassicolo nazionale propongono un’ampia gamma di prodotti. Parliamo del birrificio Hite e Oriental Brewery.

ACCENNI DI STORIA..

La penisola coreana è stata divisa in due Stati una prima volta nel 1945 al termine della seconda guerra mondiale che ha sancito la sconfitta e la successiva dissoluzione dell’Impero giapponese e una seconda, quella definitiva, alla fine della guerra di Corea combattuta fra il 1950 ed il 1953. Si è trattato del conflitto che ha visto contrapporsi le truppe sovietiche e cinesi a quelle statunitensi e ha portato alla successiva spartizione delle influenze su tutto il territorio da parte dei Paesi coinvolti.

Con l’armistizio di Panmunjeom, firmato nell’omonimo villaggio il 27 luglio del 1953, venne siglata la fine della sanguinosa guerra (che provocò circa 3 milioni di vittime, metà delle quali civili) e stabilì la definitiva formazione di due Stati indipendenti con il confine posto all’altezza del 38° parallelo: una linea lunga quanto la penisola coreana e larga 4 km che, nonostante sia conosciuta con il nome di ‘zona demilitarizzata’, ancora oggi costituisce la frontiera più armata del mondo.

Questa suddivisione ha comportato delle grandi differenze fra le due Nazioni sotto tutti i punti di vista: da un lato infatti vi è la Corea del Nord, legata economicamente e politicamente all’Unione Sovietica fino al momento della sua dissoluzione, che tutt’ora è sottoposta ad una cruenta dittatura di stampo stalinista e paga un pesante ritardo nello sviluppo economico ed infrastrutturale che viene reso ancora più pesante da fattori climatici come i frequenti e lunghi periodi di siccità.

Uno scenario che cambia completamente attraversando il confine: la Corea del Sud, che dal 1945 al 1948 è stata guidata da un governo militare americano che le ha garantito un’importante sostegno non solo militare ma anche finanziario per uscire dalla crisi economica nella quale versava dopo la fine dell’Impero giapponese, oggi è la quarta maggiore economia asiatica e l’undicesima del mondo: questo soprattutto grazie al settore tecnologico e a quello automobilistico. Da non sottovalutare tuttavia è il contributo alla crescita del Pil nazionale che  deriva dalla produzione di liquori e birre.

In Sud Corea infatti il consumo di bevande alcoliche è un “momento” culturale e costituisce un vero e proprio rituale con norme ben precise fra le quali il fatto che non ci si deve mai servire da soli oppure che, quando si entra nel mondo del lavoro viene considerato di grande importanza, per fare una buona impressione sui superiori, è opportuno andare almeno una volta alla settimana insieme a loro ed ai  colleghi a consumare un cocktail o una birra.

LE BIRRE PIÙ RINOMATE

La bevanda alcolica preferita dai coreani è certamente il soju, il tradizionale distillato a base di riso e patate dolci che fa registrare consumi annui pro capite di circa 31 litri. Al tempo stesso la birra, che viene anche abbinata proprio al soju per la realizzazione di un drink molto apprezzato, sta diventando sempre più popolare, come dimostra la nascita di numerosi birrifici ed il fatto che, secondo le statistiche del World Beer Index 2021, ogni anno ciascun sudcoreano consuma 131 litri di prodotti brassicoli, 50 in più dei giapponesi ai quali si deve l’inizio della produzione birraria a livello industriale nel Paese.

Nel 1905 infatti, al tempo del loro dominio sulla penisola coreana, furono proprio i coloni nipponici ad aprire nei pressi di Seoul il primo birrificio per la produzione di una delle loro birre, la Kirin, che ancora ancora oggi è una delle più famose. Tre anni dopo invece nacque il primo vero e proprio birrificio sudcoreano, mentre intorno al 1930 vennero fondati i due che tutt’oggi dominano il mercato brassicolo nazionale proponendo un’ampia gamma di prodotti: l’Hite e l’Oriental Brewery.

Per quanto riguarda il primo, l’omonimo prodotto di punta è la seconda birra autoctona più consumata in Sud Corea: secondo la tradizione asiatica, viene prodotta a base di riso dato che, come per il soju, questo, per i suoi amidi, viene preferito all’orzo per la fermentazione alcolica. Con una gradazione del 4,3%, presenta tenui note amare che lasciano spazio ad una freschezza dissetante e agli aromi delle erbe aromatiche utilizzate.

 

La Oriental Brewery, che dal 2009 fa parte della multinazionale AB inBEV, invece ha nella lager Cass la referenza più rinomata: questa, negli ultimi anni, ha superato la Hite in vetta alla classifica delle preferite dai sudcoreani arrivando a detenere fino al 50% delle quote di mercato. Leggermente alcolica (4,5%), si presenta di un tenue color giallo paglierino ed è apprezzata per essere una bevanda molto gassata.

In modo particolare dal 2011, quando le autorità statali hanno deciso di modificare in favore dei piccoli birrifici le leggi sulla produzione di birra, di fatto liberalizzandola, è comparso un numero sempre maggiore di piccole realtà, non solo a Seoul e dintorni, ma in tutta la Sud Corea, dedite alla produzione della bevanda.

Proprio nella capitale, per esempio, ha sede la craft brewery Taphouse and Bistro che è situata strategicamente vicino ad una base militare americana: questo garantisce il continuo passaggio non solo di locali, ma anche di stranieri che spesso si fermano nell’annesso locale a degustare le diverse birre artigianali prodotte dalla casa (17 secondo il database Rate Beer)

 

Corea del Sud che quindi presenta un mercato birrario in continua evoluzione ed espansione: questo è reso possibile da un’economia solida che permette importanti investimenti in tutti i settori, fra cui quello brassicolo, e da una cultura presso la quale le bevande alcoliche in generale rivestono un ruolo molto importante nella convivialità che, in alcune circostanze, come visto, diventa un vero e proprio rituale.

Redazione ApeTimehttps://www.apetime.com
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