HomeBirraIl settore brassicolo europeo continua a crescere. Cosa succederà all’economia italiana?

Il settore brassicolo europeo continua a crescere. Cosa succederà all’economia italiana?

Continua la crescita del settore brassicolo europeo: nel mondo è quella artigianale a farla da padrona. Gli ultimi dati arrivano dall’Eurostat.

Mai come quest’anno il ritorno dalla pausa estiva è per tutti pieno di incognite: in condizioni normali, l’inizio di settembre è il momento per ripartire di slancio con i progetti lasciati in sospeso nelle settimane precedenti, ma la situazione attuale preoccupa per ciò che ci aspetta e che in parte stiamo già sperimentando.

Cosa succederà all’economia italiana? Quanto si abbasserà il nostro potere d’acquisto? Quante persone e imprenditori andranno in sofferenza? Difficile dirlo al momento, ma di sicuro non possiamo lasciarci abbattere dalle previsioni più pessimistiche. L’antidoto è rimanere fedeli alla cronaca e ai numeri che, per fortuna, almeno per il settore birrario, raccontano di un ambiente in forte salute e in crescita.

Gli ultimi dati arrivano dall’Eurostat e affermano che, nel 2021, la produzione di birra in Europa è cresciuta del 3%: lo scorso anno i paesi membri dell’Unione Europea hanno infatti prodotto 33,1 miliardi di litri di birra, stabilendo un aumento rispetto al 2020 che lascia ben sperare per il futuro del settore.

Attenzione a non pensare che l’incremento sia stato favorito dalla parziale uscita dalla pandemia: ovunque l’industria brassicola ha continuato ad operare anche durante i lockdown e i momenti di restrizioni più severe. Non si tratta quindi di una crescita il cui valore è influenzato dal contesto sanitario internazionale, bensì il segnale autentico di un andamento positivo.

Con 7,5 miliardi di litri brassati nel 2021, la Germania rimane saldamente al comando della classifica dei principali produttori europei, coprendo da sola addirittura il 23% dell’intera produzione dell’Unione. Un dato confortante per una nazione che da anni accusa un importante declino dei consumi: questo infatti dimostra che all’estero la birra tedesca gode ancora di grande considerazione, garantendosi una fetta di export non indifferente.

La Germania precede la Polonia e la Spagna: due nazioni culturalmente molto diverse tra loro, ma che nel 2021 hanno prodotto entrambe 3,7 miliardi di litri. In quarta posizione troviamo i Paesi Bassi (2,5 miliardi di litri): questi quattro paesi insieme coprono più della metà di tutta la birra prodotta nell’Unione Europea.

Proprio i Paesi Bassi sono il primo esportatore di birra dell’Unione Europea: un dato che conferma quello del 2020 e che rappresenta il 21% di tutte le esportazioni europee. Questa classifica riserva meno soprese rispetto alle aspettative: seguono infatti Belgio, Germania, Francia e Repubblica Ceca. C’è una graduatoria in cui nei primi posti troviamo l’Italia: è quella relativa alle importazioni, dove il nostro paese si colloca in seconda posizione (13%) appaiata alla Germania e preceduta solo dalla Francia.

Finora abbiamo parlato solo di birra contenente alcol: la puntualizzazione può sembrare inutile, ma nel rapporto dell’Eurostat c’è una tipologia di birra che viene considerata a parte, ovvero quella priva di alcol (fino a 0,5% di grado alcolico). Questa nicchia di mercato, in un anno, è cresciuta del 20% e oggi rappresenta il 5% di tutta quella prodotta nell’Unione Europea: in assoluto non è un dato straordinario, ma il ritmo di crescita sembra inarrestabile.

I numeri fin qui elencati sono relativi a mercato della birra mondiale, in senso più generale. Le buone notizie però riguardano anche il comparto craft, poiché secondo una recente ricerca di The Drinks Business il settore della birra artigianale è destinato a crescere in tutto il mondo nei prossimi anni, fino a raggiungere il valore di 107,7 miliardi di euro entro il 2031 (+8%).

Ovviamente la tendenza non sarà uguale in tutto il pianeta: in Europa l’incremento dovrebbe superare il 6% entro il 2025, ma sarà soprattutto il mercato asiatico a trainare l’economia del settore, grazie a un tasso annuo di crescita stimato intorno al 10%.

Da non sottovalutare poi il contributo di alcune realtà emergenti, come quella africana e del Medio Oriente: in sintesi, la birra è in salute e quella artigianale è destinata a raggiungere nuovi mercati grazie ad un offerta nella quale maggiore offerta e qualità maggiore vanno di pari passo.

Redazione ApeTimehttps://www.apetime.com
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