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Le bevande tradizionali dell’Azerbaigian

La scorsa settimana il viaggio alla scoperta delle bevande tipiche di tutto il pianeta era in Austria. In questa nuova puntata il tour torna in Asia e approda in Azerbaigian, il Paese caucasico la cui origine del nome è ancora incerta.

Una scuola di pensiero sostiene che deriverebbe dall’unione di 3 parole dell’antica lingua meda e significherebbe: “l’anima dei nobili guerrieri del fuoco”. Questa terra, infatti, è sempre stata ricca di petrolio e gas e quindi anche di fenomeni naturali legati ad essi, motivo per il quale è chiamata anche “Terra del fuoco”.

La bevanda nazionale per eccellenza è il tè nero preparato nel ‘samovar’ (tradizionale contenitore in metallo) e servito negli ‘armudu’ (tipici bicchieri a forma di pera): nelle abitazioni viene offerto come gesto di benvenuto verso gli ospiti che non possono accomiatarsi senza averne bevuto almeno una tazza. I luoghi storici per consumalo invece sono le ‘chaykhana’ (case del tè), in passato frequentate solo dagli uomini.

Vi sono diverse tipologie aromatiche di questa bevanda: quelle più diffuse sono timo, chiodi di garofano, gelsomino, zenzero, rosa e pesca. Generalmente viene servito insieme a delle marmellate (chiamate ‘murabba’) fatte in casa che, nella maggior parte dei casi, sono a base di ciliegia, fragola e anguria: non sono però insoliti anche altri accostamenti come quello con il cioccolato e i dolci della tradizione.

te nero Azerbaigian

Gli azeri sono soliti non bere subito il tè una volta che è stato versato negli ‘armudu’: prima infatti vi immergono un cubetto di zucchero. Alcuni resoconti narrano che questa usanza, risalente al medioevo, sia stata creata per prevenire possibili avvelenamenti: i sovrani di quel tempo credevano che lo zucchero inzuppato li avrebbe aiutati a scoprire se c’era del veleno nella bevanda poiché era idea diffusa che questo avrebbe interagito con la sostanza indicandone cosi la presenza nella tazza.

La seconda bevanda tradizionale maggiormente diffusa è invece il Nanə Araq che, nonostante il nome letteralmente significhi “vodka alla menta”, è un distillato analcolico che viene estratto dalla pianta fin dall’antichità: si tratta di un liquido limpido, verde, fresco e profumatissimo.

Per la preparazione è necessario un chilo di foglie di menta selvatica che devono bollire in circa 5 litri d’acqua. L’estrazione dell’essenza avviene durante la fase dell’ebollizione: non appena il liquido raggiunge la bollitura il suo vapore viene conservato nel coperchio della pentola.

Ogni 5 minuti le gocce d’acqua che cadono dal coperchio sono raccolte in una tazza: questa operazione richiede molta pazienza e dura 7-8 ore. Il prodotto, che è equiparabile all’acqua aromatizzata, viene poi conservato per diversi giorni in una stanza senza luce affinché fermenti: trascorso questo periodo è pronto per il consumo.

In alcune occasioni se ne aggiungono un paio di cucchiaini alle torte, alle paste e a quasi tutti i dolci tradizionali per aromatizzarli: in alcune regioni del Paese si consuma anche al naturale, in piccole dosi, come cura per le malattie gastrointestinali ed è inoltre un’ottima cura per stabilizzare la pressione sanguigna.

Un’altra bevanda tradizionale assai diffusa è il Mehxoş: prodotta con uva e melograno, sebbene sia simile al vino, richiede una preparazione molto più laboriosa dato che questi frutti maturano in due periodi differenti dell’anno e sono necessarie delle tecniche particolari per preparare i frutti necessari.

Mehxoş bevanda

Dopo queste prime fasi i due succhi che si ricavano vengono uniti ed inizia il periodo definito della “fermentazione rapida”. La bevanda deve essere collocata in un luogo caldo ma ombreggiato e privo di ossigeno: questo importante passaggio dura circa una settimana durante la quale il succo diventa di colore rosso-bordeaux.

Il liquido filtrato viene poi posto in grandi bottiglie e conservato in un luogo fresco e, dopo altri sette giorni, viene ulteriormente colato: questo consente al vino di iniziare a maturare. Il profumo e l’acidità del melograno sono predominanti data la maggiore aromaticità dei frutti di questa pianta rispetto a quelli della vite.

Inoltre dato che il melograno e l’uva hanno sempre rivestito un ruolo importante nella cultura gastronomica azera, i locali impiegano i frutti di queste piante anche per produrre aceto e, per tale motivo, il Mehxoş è presente in numerosi piatti tipici della cucina del Paese.

In Azerbaigian è presente anche un buon mercato delle birre moderne (soprattutto per quanto riguarda i consumi) che ha un forte legame con l’antica bevanda denominata ‘Boza’: si tratta di un fermentato di cereali (di solito miglio) a bassa gradazione alcolica prodotto già a partire dal 9000 a. c. nella regione caucasica e in Turchia e che ancora oggi è presente sulle tavole degli azeri aromatizzata con miele o latte.

Il Paese che si affaccia sul mar Caspio offre quindi una grande varietà di bevande tradizionali con una storia anche millenaria tutta da scoprire, ulteriore dimostrazione di come queste rivestano da sempre un ruolo centrale nelle diverse culture del mondo.

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Nicola Prati
Nicola Prati
Classe 1981. Subito dopo la maturità classica, inizia a collaborare con la ‘Gazzetta di Parma’ (2000): una collaborazione giornalistica che durerà otto anni. Contemporaneamente, dal 2005 al 2008, fa parte dell’ufficio stampa del Gran Rugby Parma. Successivamente, fra le altre esperienze lavorative, quella nell’ufficio comunicazione interna di Cariparma Credit Agricole e nella direzione relazioni esterne del gruppo Barilla. Le sue due più grandi passioni sono tutti gli sport e la musica. A queste, si aggiungono la lettura, i viaggi e la cucina. Collabora con ApeTime da gennaio 2021.

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