HomeIntervisteDario Paolucci: amareggiato per il disinteresse dello Stato verso di noi

Dario Paolucci: amareggiato per il disinteresse dello Stato verso di noi

Dario Paolucci, bar manager del Wisdomless Club di Roma, non nasconde la delusione: “Il Governo prima di Pasqua ci aveva chiesto ulteriori sacrifici con la prospettiva di permetterci di tornare al lavoro. Non è stato di parola”

Scuote la testa, Dario Paolucci. “Domenica, con la grande festa dell’Inter senza regole, abbiamo toccato per mano per l’ennesima volta la disparità da parte dello Stato verso ospitalità e mondo del calcio”

Dario Paolucci, quindi ti senti offeso dallo Stato per come vengono trattati con due misure diverse ospitalità e calcio?
Ovviamente sì. Lo Stato guarda solo quello che più gli fa più comodo. Mi pare insindacabile. E mi fa male. Mi fa male perché io, come tante altre persone, ancora non posso lavorare.

Domenica i tifosi dell’Inter hanno fatto festa grande senza controlli da parte delle forze dell’ordine…
La vittoria dello scudetto da parte dell’Inter era prevedibile. Eppure non ho visto, né dalle foto né dai video, un impiego serio di agenti di pubblica sicurezza nelle strade per impedire quanto accaduto. La disparità di atteggiamento da parte dello Stato nei confronti di calcio e ospitalità è imbarazzante.

E tra poco più di un mese ospiteremo a Roma gli Europei con l’Olimpico aperto al 25% della sua capienza. Che ne pensi?
Che dire? È evidente che gli interessi economici favoriscano il calcio: gli introiti che girano intorno a questo mondo sono elevatissimi, molto di più di quelli che girano intorno alle piccole realtà imprenditoriali.

Dario Paulucci, uno sguardo al Wisdomless Club di Roma. Un bilancio degli ultimi mesi?
Abbiamo lavorato molto bene in inverno, con eventi organizzati sempre nel rispetto delle regole e in sicurezza. Ma non è durata molto: presto siamo stati costretti alla chiusura. Da ottobre ad oggi abbiamo riaperto quattro volte. La prossima riapertura sarà la quinta. Bisogna aggiungere altro?

Ma perché avete deciso di rimanere chiusi?
Non ci conviene aprire. Noi abbiamo appena quattro tavoli in giardino. Vogliamo rispettare le regole anti-covid e di conseguenza potremmo accogliere solo 10-12 posti a sedere.
Avevamo due possibilità: obbligare i nostri clienti a consumare in fretta e furia per fare girare i tavoli e massimizzare gli incassi, oppure non aprire. Ecco perché per il momento siamo chiusi.

Dario, quando prima di Pasqua l’esecutivo decise di chiudere l’Italia (il lockdown tre iniziò il 14 di marzo) che cosa ti aspettavi?
La verità? Credevo che dopo un mese e mezzo avremmo potuto riaprire con maggiori libertà. Del resto, il governo aveva giustificato la chiusura dicendoci che poi ci avrebbe permesso di riaprire. Speravo che nel frattempo si sarebbe intensificata la campagna vaccinale per permetterci di lavorare in sicurezza. Ma il Governo non è stato di parola. E io ne sono amareggiato. Profondamente.

Il Decreto Riaperture abbiamo l’impressione che riapra poco…
Sono assolutamente d’accordo. Non possiamo chiamarla riapertura quando ci sono restrizioni ancora più severe di quelle dei mesi passati.

 

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Nicole Cavazzuti
Giornalista freelance esperta di spirits and cocktail bar, è la prima firma in ambito mixology del mensile Mixer e collabora con VanityFair.it e Il Messaggero.it con articoli, video e foto. Giudice di concorsi di bartending, ha ideato il primo corso di Spirtis and Drink Communication italiano. Da novembre 2019 è la responsabile della sezione bere miscelato e spirits del magazine di ApeTime.

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