Trentamila bottiglie di vino pregiato sparite nel nulla. Un bottino da circa 5 milioni di euro, caricato su due camion e portato via nel cuore della notte. A subire quello che viene considerato il più grande furto di vino mai avvenuto in Italia è stata Marchesi Antinori, storica azienda vinicola toscana. Il colpo è stato messo a segno nella sede di Cortona, in provincia di Arezzo, e ha riguardato alcune delle etichette più prestigiose della produzione italiana.
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Un colpo studiato nei dettagli: sette uomini e due camion
Non un furto improvvisato, ma un’operazione che sembra essere stata preparata con estrema attenzione.
Il colpo è avvenuto nel fine settimana del 3 e 4 ottobre 2026. La sparizione delle bottiglie è stata scoperta lunedì mattina, quando i dipendenti sono arrivati al lavoro.
Almeno sette persone avrebbero raggiunto il deposito di Marchesi Antinori a Cortona, riuscendo a eludere i sistemi di sicurezza.
Secondo le ricostruzioni riportate dalla stampa, la banda avrebbe disattivato l’allarme e messo fuori uso le telecamere di sorveglianza, per poi entrare nel deposito e impossessarsi delle bottiglie.
Il dettaglio più sorprendente riguarda il modo in cui è stato portato via il vino.
I ladri non si sarebbero limitati a caricare alcune casse su un furgone. Avrebbero utilizzato i muletti presenti nella struttura per trasferire migliaia di bottiglie su due camion, allontanandosi con un carico di valore straordinario.
Una movimentazione di queste dimensioni richiede tempo, mezzi adeguati e una conoscenza almeno operativa degli spazi. Elementi che fanno pensare a un’organizzazione preparata, anche se resta da chiarire come i responsabili siano riusciti ad agire senza essere intercettati.
La notizia è stata resa pubblica venerdì 9 ottobre, mentre le indagini erano già in corso.
Nel bottino Solaia, Tignanello e Guado al Tasso
A rendere eccezionale il furto non è soltanto la quantità di vino sottratto, ma soprattutto il valore delle etichette.
Le 30mila bottiglie appartengono all’annata 2023 e comprendono alcuni dei nomi più conosciuti della produzione Antinori: Solaia, Tignanello e Guado al Tasso.
Vini apprezzati in tutto il mondo, presenti nelle carte dei grandi ristoranti, nelle cantine dei collezionisti e nei circuiti internazionali del vino di alta gamma.
Fra le bottiglie scomparse ce ne sarebbero circa 10mila di Solaia, uno dei rossi toscani più prestigiosi.
Per comprendere il peso di questo dato basta considerare che la produzione annuale di Solaia viene stimata intorno alle 60-70mila bottiglie. Significa che sarebbe stata sottratta una quantità equivalente a circa il 14-17% di una produzione annua.
Il valore commerciale delle singole bottiglie varia sensibilmente in base all’etichetta e al canale di vendita. Per alcune referenze si parla di diverse centinaia di euro.
È anche per questo che il danno non può essere letto soltanto come una perdita di magazzino. Il vino rubato era destinato alla distribuzione, con possibili ripercussioni sulle forniture e sugli impegni commerciali dell’azienda.
Dove finiranno 30mila bottiglie di vino così famose?
È la domanda che rende il caso ancora più singolare.
Sottrarre 30mila bottiglie è un’impresa complessa. Riuscire a venderle, soprattutto quando riportano etichette conosciute a livello internazionale, potrebbe essere altrettanto difficile.
Non stiamo parlando di vino anonimo. Solaia, Tignanello e Guado al Tasso sono prodotti ben identificabili, distribuiti attraverso reti commerciali strutturate e conosciuti da importatori, enoteche e operatori della ristorazione.
Un’offerta improvvisa di migliaia di bottiglie, magari proposta a condizioni particolarmente convenienti da intermediari sconosciuti, rischierebbe di suscitare più di qualche sospetto.
Proprio per questo Marchesi Antinori ha avvisato i clienti internazionali, invitandoli a prestare attenzione alle offerte provenienti da canali non autorizzati.
La destinazione del bottino, però, resta sconosciuta.
Le bottiglie potrebbero essere destinate a circuiti di rivendita illegali oppure a compratori già individuati dalla banda. Sono possibilità investigative, non conclusioni accertate.
Ed è qui che il furto assume una dimensione che riguarda l’intero settore del vino.
Per un ristorante, un’enoteca o un distributore, acquistare bottiglie di grande valore senza poter ricostruire con certezza la provenienza significa esporsi a rischi economici e legali, oltre che reputazionali.
La tracciabilità delle forniture, soprattutto nel segmento dei vini di pregio, diventa quindi un aspetto fondamentale.
Antinori non è l’unica: altri furti nelle cantine italiane
Il colpo di Cortona arriva dopo altri episodi che hanno interessato importanti produttori italiani.
Nelle Langhe, a settembre, la cantina Conterno Fantino era stata colpita da un furto di migliaia di bottiglie di Barolo, con un danno stimato in centinaia di migliaia di euro.
Anche Banfi Piemonte, a Strevi, in provincia di Alessandria, aveva subito un furto nella notte tra il 28 e il 29 giugno 2026, quando erano state sottratte oltre 3.000 bottiglie. In quel caso, parte della refurtiva è stata successivamente recuperata.
Si tratta di episodi che hanno riacceso l’attenzione sulla sicurezza delle aziende vitivinicole e, in particolare, dei depositi dove vengono conservate grandi quantità di vino di fascia alta.
Resta da capire se dietro questi furti possa esserci un’unica organizzazione o se si tratti di gruppi differenti.
Renzo Cotarella, amministratore delegato di Marchesi Antinori, ha parlato di una banda particolarmente preparata, senza escludere possibili collegamenti con altri colpi avvenuti negli ultimi mesi.
Al momento, tuttavia, non ci sono conferme investigative pubbliche che permettano di attribuire i diversi episodi agli stessi responsabili.
La sequenza dei furti solleva comunque un problema concreto: nei magazzini delle grandi aziende vinicole possono essere custodite merci per milioni di euro, spesso già confezionate e pronte per essere spedite.
Un obiettivo potenzialmente molto appetibile per gruppi criminali in grado di organizzare operazioni logistiche complesse.
Cinque milioni di euro in vino: il lusso diventa un bersaglio
Il caso Antinori mostra anche quanto sia cambiato il valore economico del vino italiano.
Alcune bottiglie non sono più soltanto prodotti destinati al consumo. Sono diventate oggetti da collezione, ricercati da appassionati e compratori internazionali, con quotazioni che possono crescere nel tempo.
Un’evoluzione che ha rafforzato il prestigio dei grandi produttori italiani, ma che rende i loro magazzini particolarmente interessanti anche per chi intende impossessarsi illegalmente di merci di valore.
Il punto non è soltanto proteggere una cantina.
Bisogna considerare la sicurezza dei depositi, le procedure di spedizione, la tracciabilità dei lotti e la possibilità di riconoscere rapidamente partite di vino sottratte.
Per gli operatori del settore, il furto rappresenta quindi un segnale da non sottovalutare.
E mentre le aziende investono nella qualità e nel posizionamento internazionale delle proprie etichette, la protezione fisica del prodotto diventa una componente sempre più importante della gestione aziendale.
La caccia ai camion e alle bottiglie scomparse
Gli investigatori stanno cercando di ricostruire la fuga dei responsabili e la destinazione della refurtiva, anche attraverso l’esame delle immagini di videosorveglianza disponibili.
Marchesi Antinori, azienda la cui storia risale al 1385 e oggi guidata dalla ventiseiesima generazione della famiglia, si trova ad affrontare un episodio senza precedenti per dimensioni economiche. Una storia che si intreccia con quella del vino italiano e della sua affermazione internazionale, un percorso che affonda le radici in secoli di tradizione.
Ma, oltre ai 5 milioni di euro sottratti, resta un interrogativo.
Come si fa a portare via 30mila bottiglie di alcuni dei vini più famosi d’Italia e, soprattutto, dove si possono nascondere due camion carichi di Solaia, Tignanello e Guado al Tasso?
È la risposta che ora cercano gli investigatori. E potrebbe essere proprio il tentativo di rivendere il bottino a fornire la traccia decisiva.
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