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Strada del Prosciutto di Parma: viaggio nella Food Valley

Un prosciutto, un grappolo d’uva e un calice. Sui cartelli che compaiono lungo le strade delle colline parmensi bastano tre simboli per indicare un territorio che ha fatto del cibo e del vino una parte della propria identità. È la Strada del Prosciutto e dei Vini dei Colli di Parma, circa 200 chilometri attraverso uno dei cuori gastronomici della Food Valley.

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La Strada del Prosciutto, nel cuore della Food Valley

La Strada del Prosciutto e dei Vini dei Colli di Parma fa parte del sistema delle Strade dei Vini e dei Sapori dell’Emilia-Romagna, nato per mettere in relazione produzioni agroalimentari, turismo e territorio.

Le Strade parmensi furono costituite alla fine del 2000, dopo l’approvazione delle normative nazionale e regionale dedicate a questi itinerari. Oggi quella del Prosciutto e dei Vini dei Colli si sviluppa per circa 200 chilometri e riunisce circa 100 soggetti pubblici e privati.

Il Prosciutto di Parma DOP è inevitabilmente il prodotto più riconoscibile, ma basta seguire il percorso per capire che il paniere è molto più ampio. Ci sono Parmigiano Reggiano DOP, Salame Felino IGP, Tartufo Nero di Fragno e i vini dei Colli di Parma.

Prodotti molto diversi tra loro, concentrati in una porzione relativamente piccola di provincia. È questo uno dei motivi per cui la Strada merita di essere percorsa: permette di vedere i luoghi di origine di specialità che spesso conosciamo soltanto quando arrivano a tavola.

Un viaggio tra castelli, colline e sapori

Non è necessario percorrere tutti i 200 chilometri in una giornata. La Strada si presta meglio a essere scoperta per tappe, scegliendo il percorso in base al tempo disponibile e a ciò che interessa di più: gastronomia, vino, castelli, borghi o paesaggio.

Il sito dell’associazione sta lavorando anche a una sezione dedicata agli itinerari turistici dei Colli di Parma. Al momento della nostra verifica, la pagina risulta ancora in preparazione.

Sala Baganza e Felino

Partendo da Parma verso le prime colline, Sala Baganza è una delle tappe naturali. Qui si trova la Rocca Sanvitale, legata alle vicende dei Sanvitale e successivamente dei Farnese, dei Borbone e di Maria Luigia d’Asburgo.

Il paesaggio comincia a cambiare: la pianura lascia progressivamente spazio alle colline e ai vigneti.

Poco più avanti c’è Felino, nome che in Italia è diventato quasi sinonimo del salame prodotto in questa zona. Il Salame Felino IGP è infatti uno dei prodotti simbolo della Strada, mentre il Castello di Felino compare tra i luoghi d’interesse segnalati lungo l’itinerario.

Qui si comprende già una caratteristica del percorso: gastronomia e patrimonio storico non richiedono due viaggi diversi. Si incontrano lungo le stesse strade.

Calestano e il Tartufo Nero di Fragno

Spingendosi verso Calestano, il paesaggio cambia ancora e con lui cambia anche ciò che arriva in tavola.

Il protagonista di questa zona è il Tartufo Nero di Fragno, prodotto fortemente legato all’Appennino parmense e indicato dalla Regione Emilia-Romagna tra le specialità da incontrare lungo la Strada.

È una deviazione interessante soprattutto per chi associa Parma esclusivamente al prosciutto e al Parmigiano Reggiano. Salendo verso l’Appennino entrano in scena boschi, tartufi e una cucina che racconta un’altra parte della provincia.

Torrechiara e Langhirano

Tra Torrechiara e Langhirano il rapporto fra paesaggio e produzioni locali diventa particolarmente evidente.

Il Castello di Torrechiara domina le colline circostanti ed è una delle tappe segnalate dalla Regione lungo la Strada. Vigneti e campagna fanno da raccordo con Langhirano, il centro maggiormente identificato con la produzione del Prosciutto di Parma.

Qui i prosciuttifici non sono un elemento aggiunto per i visitatori, ma parte del paesaggio produttivo. Nell’elenco degli aderenti alla Strada compaiono prosciuttifici e salumifici insieme a caseifici, aziende vitivinicole e altre realtà agroalimentari.

È forse in questi pochi chilometri che l’espressione Food Valley diventa più facile da comprendere: castello, vigneti, aziende agricole e stabilimenti di produzione convivono nello stesso territorio.

Non solo Prosciutto di Parma: cosa assaggiare

Il nome della Strada mette inevitabilmente il prosciutto in primo piano. Sarebbe però un errore organizzare il viaggio pensando a un solo prodotto.

Al Prosciutto di Parma DOP si affiancano il Parmigiano Reggiano DOP, il Salame Felino IGP e il Tartufo Nero di Fragno, oltre a produzioni locali di dimensioni più piccole.

E poi c’è la seconda metà del nome ufficiale della Strada, che rischia qualche volta di passare inosservata: i vini dei Colli di Parma.

Tra i riferimenti del territorio troviamo la Malvasia di Candia aromatica, il Sauvignon e il Rosso Colli di Parma.

La Malvasia, in particolare, è uno dei vini più riconoscibili delle colline parmensi e accompagna bene l’identità gastronomica della zona. Inserire una cantina nel percorso permette quindi di leggere il territorio da una prospettiva diversa rispetto alla più prevedibile visita a prosciuttifici e caseifici.

È anche questo il senso della Strada: mettere nella stessa esperienza prodotti che normalmente vengono raccontati separatamente.

L’elenco delle aziende aderenti comprende infatti cantine, caseifici, prosciuttifici e salumifici, oltre ad altre attività legate all’accoglienza e alle produzioni locali.

E naturalmente c’è la cucina. Anolini e tortelli d’erbetta riportano il viaggio dalla produzione agricola alla tavola parmense.

Come percorrere la Strada del Prosciutto

Per una prima giornata si può partire da Parma e proseguire verso Sala Baganza, Felino, Torrechiara e Langhirano, lasciando Calestano a una deviazione più lunga o a una seconda giornata.

Non è un itinerario ufficiale, ma una possibile traccia per collegare alcuni degli elementi più rappresentativi della Strada senza trasformare la visita in una corsa da un paese all’altro.

Chi dispone di più tempo può allargare il percorso. Parma Welcome propone, per esempio, un itinerario che comprende parchi, castelli e musei e suggerisce circa tre giorni per visitare con maggiore calma il territorio.

Il consiglio più pratico riguarda le aziende. Prosciuttifici, caseifici e cantine non vanno considerati come attrazioni con accesso garantito in qualsiasi momento. Prima di partire è bene verificare direttamente giorni di apertura, disponibilità delle visite ed eventuale necessità di prenotazione.

L’elenco ufficiale delle aziende della Strada del Prosciutto è un buon punto di partenza per scegliere dove fermarsi.

In alcuni periodi dell’anno esistono inoltre occasioni specifiche per entrare nei luoghi di produzione. Nel 2026, durante il Festival del Prosciutto di Parma, l’iniziativa “Finestre Aperte” ha previsto visite nei prosciuttifici per conoscere più da vicino le fasi della lavorazione.

Eventi, calendari e modalità di visita possono però cambiare: per questo vanno sempre controllati sulle fonti ufficiali prima di organizzare la partenza.

Alla fine, quel cartello con il prosciutto, l’uva e il calice è una sintesi piuttosto precisa. La Food Valley, da queste parti, non è soltanto un insieme di prodotti celebri: è un paesaggio produttivo che si può ancora attraversare, incontrando lungo la stessa strada cantine, caseifici, prosciuttifici, trattorie, castelli e piccoli paesi.

Ed è probabilmente questo il modo migliore per capirla.

Nota editoriale: l’immagine di apertura è stata realizzata con l’ausilio dell’intelligenza artificiale a scopo illustrativo.

Giulia Moretti
Giulia Moretti
Chef e scrittrice con una grande passione per il cibo e tutto ciò che ruota attorno alla cucina. Racconto storie di ristoranti e hotel, di chef e bartender che trasformano il loro lavoro in arte. Amo condividere curiosità gastronomiche, ricette creative e consigli utili per chi vive o lavora nel mondo del food. Credo che il cibo sia un linguaggio universale, e io sono qui per narrarlo con semplicità e passione.

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