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Jean-Baptiste Peltier, due vini per raccontare l’Anjou

Ci sono vignaioli che costruiscono il proprio percorso lentamente, quasi in punta di piedi. Jean-Baptiste Peltier è uno di questi. Nel cuore dell’Anjou, nella Valle della Loira, porta avanti il piccolo Domaine Pic-Épeiche lavorando Chenin Blanc e Cabernet con un approccio essenziale e poco interventista. Due bottiglie del 2022, Entre Deux O e Lune Rayée, permettono di entrare nel suo mondo da prospettive molto diverse.

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Jean-Baptiste Peltier e il piccolo Domaine Pic-Épeiche

Domaine Pic-Épeiche, vignaiolo con una bottiglia di Lune Rayée nell’Anjou

La storia di Jean-Baptiste Peltier non è quella più abituale nel mondo del vino. Per anni ha affiancato il lavoro nella polizia alla passione per la vigna, fino a dare a quest’ultima uno spazio sempre più importante nella propria vita.

Il Domaine Pic-Épeiche prende forma nel 2019 nell’Haut-Layon, a sud dell’Anjou. Prima di avviare il proprio progetto, Peltier aveva già maturato esperienza in vigna e in cantina, anche attraverso il confronto con altri vignaioli della zona. Con il millesimo 2020 il domaine entra in una fase più definita, legandosi sempre più alle parcelle attorno a Champs-sur-Layon.

Parliamo di una realtà minuscola: circa un ettaro e mezzo tra Champs-sur-Layon e Rablay-sur-Layon. Qui crescono soprattutto Chenin Blanc, Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon e Grolleau, su terreni prevalentemente argillo-calcarei con presenza di silex.

Alcune vigne hanno già diversi decenni alle spalle. Gli Chenin superano i cinquant’anni, mentre i Cabernet si avvicinano ai quaranta.

Quando le dimensioni sono queste, cambia inevitabilmente anche il rapporto con il vino. La distanza tra chi coltiva, chi raccoglie e chi vinifica praticamente scompare. Ogni scelta passa direttamente dalle mani del vignaiolo.

Ed è forse questo uno degli aspetti più interessanti di Pic-Épeiche: non la ricerca di uno stile costruito e immediatamente riconoscibile, ma il tentativo di accompagnare quello che arriva dalla vigna intervenendo il meno possibile.

Un’idea di vino costruita sul territorio

L’Anjou è uno dei territori più affascinanti della Loira anche perché riesce a esprimere personalità molto diverse attraverso pochi vitigni fortemente identitari.

Lo Chenin Blanc ne è probabilmente l’esempio più evidente. È un’uva capace di conservare acidità e tensione, ma anche di cambiare profondamente volto a seconda dei terreni, dell’annata e delle scelte di cantina. Può essere verticale e austero oppure più morbido e ampio, secco o dolce, mantenendo comunque una personalità ben riconoscibile.

Sul fronte dei rossi, il Cabernet Franc trova nella Loira una delle sue espressioni storiche più interessanti. Quando maturità ed estrazione restano in equilibrio, può tenere insieme frutto, freschezza, note vegetali, spezie e quella leggerezza di passo che non va confusa con la semplicità.

Nel lavoro di Peltier questi due mondi vengono affrontati con un approccio poco interventista. Le fermentazioni partono spontaneamente grazie ai lieviti indigeni, non vengono aggiunti solfiti e gli affinamenti avvengono sulle fecce, senza ricorrere al legno.

L’idea è lasciare che il vino trovi il proprio equilibrio senza costruirne il profilo a tavolino.

Ma lavorare con pochi interventi non significa semplicemente “non fare”. Anzi.

Ridurre gli strumenti correttivi obbliga a osservare molto di più quello che succede in vigna e in cantina. Quando qualcosa prende una strada inattesa, lo spazio per intervenire è inevitabilmente più ristretto.

Nei vini più riusciti, però, questo approccio restituisce bottiglie nelle quali freschezza, vitigno e territorio rimangono in primo piano.

Ed è proprio qui che entrano in scena i due vini che ho scelto di raccontare.

Entre Deux O 2022: lo Chenin Blanc secondo Peltier

Entre Deux O 2022 è uno Chenin Blanc che interpreta bene il lato più diretto e luminoso del Domaine Pic-Épeiche.

Nel bicchiere non cerca volume a tutti i costi. La prima sensazione è piuttosto quella della tensione. Freschezza agrumata e salinità accompagnano il sorso, mentre una componente minerale ben evidente gli dà profondità e continuità.

È proprio questo equilibrio a renderlo interessante.

Lo Chenin può diventare un vino molto articolato e complesso, ma qui la complessità non passa attraverso il peso. Arriva poco alla volta, lasciando emergere una materia precisa e un’energia che mantiene il vino sempre dinamico.

La parte agrumata non resta isolata. Si intreccia alla sapidità e costruisce un sorso netto, ma mai rigido. Entre Deux O riesce così a essere immediato senza diventare semplice.

La parola che mi viene più naturale pensando a questo vino è forse luminoso.

Non perché sia leggero o soltanto fruttato, ma perché ogni elemento sembra andare nella stessa direzione. Acidità, salinità e materia procedono insieme senza sovrapporsi.

La bevibilità è notevole, ma dietro quella facilità c’è profondità. È proprio questo contrasto tra immediatezza e carattere a rendere Entre Deux O una delle bottiglie che meglio raccontano il lavoro di Peltier sullo Chenin Blanc.

Lune Rayée 2022: l’altra faccia dell’Anjou

Con Lune Rayée 2022 il registro cambia.

La base è Cabernet Franc, accompagnato da una quota di Cabernet Sauvignon. La vinificazione prevede una macerazione semi-carbonica e un affinamento sulle fecce, con un risultato che mette in primo piano soprattutto frutto, energia e agilità.

Il vino parte dalla fragranza.

Nel bicchiere arrivano frutti rossi croccanti, seguiti da leggere sfumature speziate. Non c’è la sensazione di un rosso concentrato o statico. Lune Rayée ha movimento e una freschezza che continua a tenere vivo il sorso.

Il Cabernet Franc resta riconoscibile, ma viene letto con una trama più libera, nella quale succosità e bevibilità sembrano contare più della potenza.

È uno di quei vini che invitano quasi naturalmente a tornare al bicchiere.

Può sembrare una caratteristica semplice, ma non lo è. La vera bevibilità non nasce dal rendere un vino facile: nasce quando equilibrio, carattere e profondità riescono a stare insieme senza far sentire il peso della struttura.

In Lune Rayée l’energia è probabilmente l’elemento che rimane più impresso. Il frutto resta vivo, la parte speziata accompagna senza prendere il sopravvento e la freschezza mantiene il sorso continuamente aperto.

Se Entre Deux O racconta il lato più teso e salino del domaine, Lune Rayée ne mostra quello più immediato e vibrante.

Sono due vini molto diversi, ma non così lontani.

Dietro entrambi si ritrova la stessa idea: lasciare che vitigno, annata e territorio mantengano una propria voce, senza inseguire una perfezione stilistica costruita in cantina.

Ed è probabilmente questa la parte più interessante del lavoro di Jean-Baptiste Peltier.

In una realtà di appena un ettaro e mezzo dell’Anjou, Entre Deux O e Lune Rayée riescono a mostrare due anime della Loira: da una parte lo Chenin Blanc, verticale, salino e luminoso; dall’altra il Cabernet, fragrante, speziato e pieno di energia.

Due interpretazioni diverse, unite dallo stesso filo: vini che cercano soprattutto di raccontare il luogo da cui provengono.

Paolo Mantovani
Paolo Mantovani
Appassionato di vino che ha trovato nei vini naturali la sua vera strada. Nessun prodotto chimico in vigna, fermentazione con lieviti indigeni e possibilmente con vitigni autoctoni: questo in poche parole si intende per vini naturali. Con questa nuova avventura ho deciso di portare al servizio di chi mi segue questa mia passione e ricerca, convinto e deciso nella scelta effettuata di bere in modo consapevole e sano. Salute, Terroir, Tradizione, Rispetto per la Salute, Digeribilità sono le chiavi per (ri) scoprire il vino Naturale che troverete nel mio profilo Instagram.

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