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Old Cuban, Last Word e Ve.n.to, ecco perché i cocktail si chiamano così

Old Cuban, Last Word, Ve.n.to: tre cocktail sour (tutti inclusi nella lista ufficiale Iba) con tre storie molto diverse alle spalle, alle quali sono strettamente legati i loro nomi.

Già, perché “vecchio cubano”? E che cosa vuol dire “ultima parola”? E ancora, per quale motivo ci sono quei punti a dividere in tre parti la parola “vento”? Come spesso accade, dietro ai nomi di questi cocktail ci sono storie poco conosciute ma interessanti, anche per comprendere il contesto in cui i drink sono stati creati. Ecco quindi perché Old Cuban, Last Word e Ve.n.to si chiamano così.

Old Cuban

Old Cuban

La prima versione di questo drink si chiamava in realtà El Cubano e fu creata da Audrey Saunders nei primi anni Duemila al Beacon di New York: era un semplice twist del Mojito, dal quale si differenziava praticamente solo per il top di Champagne al posto della soda.

Successivamente, passata dietro al bancone del Tonic, la famosa barlady perfezionò la ricetta sostituendo il rum bianco con del rum invecchiato e proprio quest’ultimo ingrediente le ispirò il nome “Old Cuban“, ovvero “vecchio cubano“.

Last Word

Last Word

Con questo cocktail torniamo indietro nel tempo di oltre un secolo: il Last Word (a base di gin, Chartreuse e maraschino) era presente già nel 1916 nel menu del Detroit Athletic Club, dove venne creato a opera di un ignoto bartender. Il nome, che tradotto in italiano significa “ultima parola“, sarebbe un omaggio a Frank Fogarty, popolare attore comico dell’epoca che frequentò il club nel periodo in cui si esibiva al Temple Theatre di Detroit: Fogarty aveva infatti l’abitudine di chiudere i suoi spettacoli con un breve monologo, l'”ultima parola”, appunto.

L’attore gradì evidentemente la dedica e anche il cocktail, visto che fu proprio lui a portare la ricetta nella sua New York, da dove si diffuse anche in altre città degli Stati Uniti. Riportato nel libro “Bottoms up” di Ted Saucier del 1951, negli anni successivi il Last Word fu quasi dimenticato, fino alla riscoperta nel 2004 da parte di Murray Stenton dello Zig Zag Cafè di Seattle.

Iba drink
Ve.n.to (foto di Nicole Cavazzuti)

Ve.n.to

Brezze e correnti d’aria non c’entrano nulla: come si intuisce dai punti, Ve.n.to è un acronimo che, nelle intenzioni dei suoi creatori, dovrebbe richiamare (evidentemente con qualche “licenza”) Veneto, Trentino e Friuli Venezia Giulia, ovvero le regioni italiane più legate alla storia della grappa.

Si tratta infatti dell’unico cocktail a base di grappa presente nella lista Iba ed è nato qualche anno fa da un’idea del noto bartender Samuele Ambrosi, che ha messo a punto la ricetta insieme con Leonardo Veronesi proprio per dimostrare al mondo come il nostro distillato “di bandiera” possa essere utilizzato anche nella miscelazione moderna. E a questo obiettivo di respiro internazionale è dovuto probabilmente il “libero adattamento” dell’acronimo, così da evocare una parola italiana facilmente pronunciabile anche all’estero.

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Stefano Fossati
Stefano Fossati
Redattore del tg Bluerating News, collaboratore delle testate economiche di Bfc Media, di Mixer Planet e naturalmente del Magazine ApeTime.

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