Il miglior bar del mondo si trova a Hong Kong, ma per capirne il successo bisogna partire da Roma. Si chiama Bar Leone, è stato fondato dal bartender romano Lorenzo Antinori insieme a Justin Shun Wah e ha conquistato per il secondo anno consecutivo il primo posto nella classifica mondiale The 50 Best Bars. Il suo segreto? Niente cocktail impossibili o atmosfere esclusive. Il locale si ispira ai bar di quartiere italiani, quelli dove si entra per bere qualcosa di buono e ci si ferma volentieri a fare due chiacchiere.
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Bar Leone, il locale che ha conquistato il mondo
A Hong Kong, tra grattacieli, ristoranti internazionali e alcuni dei cocktail bar più innovativi del pianeta, c’è un locale che sembra arrivare direttamente da un quartiere romano. Alle pareti fotografie, cimeli calcistici, maglie della Roma e oggetti che raccontano la passione per la cultura popolare italiana. Al bancone si ordinano Martini, Negroni e altri grandi classici, accompagnati anche da panini alla mortadella.
È il Bar Leone, aperto nel giugno 2023 in Bridges Street, nel quartiere di Sheung Wan, da Lorenzo Antinori insieme al socio Justin Shun Wah.
Il 7 ottobre 2026, durante la cerimonia dei The 50 Best Bars a Milano, il locale è stato proclamato miglior bar del mondo per il secondo anno consecutivo. Un risultato straordinario, soprattutto considerando che Bar Leone ha aperto poco più di tre anni fa.
La sua ascesa è stata rapidissima. Nel 2024 aveva già conquistato il primo posto nella classifica Asia’s 50 Best Bars e il secondo in quella mondiale. Nel 2025 è arrivato il primo titolo assoluto, confermato quest’anno.
Eppure, dietro questo successo non troviamo un progetto costruito per stupire a ogni costo.
Antinori è nato e cresciuto a Trastevere e ha trascorso buona parte della carriera nei grandi hotel e nei cocktail bar internazionali. Ha lavorato a Londra, al Savoy e al Dandelyan, poi a Seoul, al Charles H del Four Seasons Hotel. Successivamente si è trasferito a Hong Kong, dove ha contribuito allo sviluppo di Caprice Bar e Argo, entrambi all’interno del Four Seasons.
Esperienze che gli hanno permesso di conoscere la miscelazione ai massimi livelli, tra tecnica, organizzazione e servizio.
Quando ha deciso di aprire un locale tutto suo, però, ha guardato altrove. Non ai cocktail bar più sofisticati, ma a quelli che frequentava da ragazzo a Roma.
Bar dove non serve un’occasione speciale per entrare. Dove si può ordinare un drink senza doverne conoscere gli ingredienti a memoria. E dove chi sta dietro al bancone non si limita a preparare cocktail, ma contribuisce a creare un ambiente piacevole.
Antinori ha portato questa idea dall’altra parte del mondo, adattandola a una città internazionale come Hong Kong.
Il pubblico e i riconoscimenti ricevuti gli hanno dato ragione.
Cocktail popolari: il segreto è la semplicità
La filosofia di Bar Leone è racchiusa in due parole: cocktail popolari.
Non significa servire drink banali o rinunciare alla ricerca. Significa rendere la miscelazione accessibile, senza trasformare ogni ordinazione in un’esperienza complicata.
La carta privilegia i grandi classici e le loro reinterpretazioni, con ricette che puntano sull’equilibrio e sulla riconoscibilità dei sapori.
Martini, Negroni e Old Fashioned sono alcuni dei riferimenti della proposta. Cocktail conosciuti, interpretati con attenzione alle proporzioni, alla temperatura e alla qualità degli ingredienti, senza ricorrere necessariamente a presentazioni spettacolari.
Una parte importante del lavoro avviene prima del servizio. Tecniche come la preparazione anticipata di alcune miscele, quando applicate correttamente, permettono di organizzare meglio il lavoro e mantenere costante il risultato nel bicchiere.
Il vantaggio è evidente: ridurre i tempi di attesa senza compromettere la qualità del drink.
C’è poi il cibo. Olive, focacce e panini alla mortadella richiamano la tradizione dell’aperitivo italiano, dove un bicchiere è spesso accompagnato da qualcosa da mangiare.
Non è un dettaglio secondario. È parte del modo in cui il locale interpreta l’ospitalità.
Anche l’arredamento segue questa direzione. Legno, fotografie, oggetti vintage e riferimenti calcistici contribuiscono a creare un’atmosfera familiare, lontana dall’immagine di certi cocktail bar eleganti nei quali il cliente rischia di sentirsi fuori posto.
Bar Leone, naturalmente, non è un semplice bar romano trasferito a Hong Kong. È un progetto professionale che utilizza elementi della cultura italiana per costruire un’identità riconoscibile.
E proprio qui sta una delle caratteristiche più interessanti.
Negli ultimi anni il mondo della mixology ha sviluppato tecniche sempre più sofisticate: chiarificazioni, fermentazioni, distillazioni, lavorazioni di laboratorio e presentazioni sorprendenti. Un’evoluzione che ha arricchito enormemente il settore e aperto nuove possibilità creative ai bartender.
Bar Leone percorre una strada diversa.
La tecnica c’è, ma non deve necessariamente essere mostrata. Il cliente deve soprattutto ricevere un buon cocktail, servito nel modo giusto, in un ambiente dove ha piacere di tornare.
Naturalmente, dietro una proposta apparentemente semplice serve molto lavoro.
Preparare un Martini eccellente richiede competenza. Riuscire a servirne decine o centinaia mantenendo sempre lo stesso livello qualitativo richiede anche organizzazione, formazione del personale e controllo del servizio.
La semplicità che percepisce il cliente è quindi il risultato di un’attività complessa, ma ben gestita.
Da Hong Kong a Milano: l’Italia protagonista
La classifica mondiale del 2026 racconta anche un’altra storia italiana.
Al secondo posto si è classificato Moebius Milano, che ha conquistato il titolo di miglior bar d’Europa. Il locale ha migliorato il già eccellente settimo posto ottenuto nel 2025, raggiungendo la posizione più alta mai occupata da un bar situato in Italia nella graduatoria mondiale.
Un risultato che assume ancora più significato considerando che la cerimonia di premiazione si è svolta proprio a Milano.
Moebius nasce nel 2019 da un’idea dell’imprenditore Lorenzo Querci e occupa un ex magazzino tessile in via Alfredo Cappellini.
L’ambiente è molto diverso da quello di Bar Leone. Qui convivono design contemporaneo, ristorazione, cocktail e musica dal vivo. Uno degli elementi più riconoscibili è il grande ulivo collocato all’interno dello spazio.
La proposta gastronomica è parte integrante del progetto. Accanto al cocktail bar trova posto anche il ristorante Sperimentale, guidato dallo chef Enrico Croatti.
Alla guida della miscelazione c’è Giovanni Allario, che ha contribuito a costruire una proposta capace di dialogare con la cucina e con l’identità del locale.
Tra i cocktail più rappresentativi figura il Pesto Martini, un drink che riprende un ingrediente profondamente legato alla cucina italiana, il pesto di basilico, per trasformarlo in una proposta da bar.
Bar Leone e Moebius dimostrano come si possa raggiungere un risultato internazionale partendo da idee molto diverse.
Il locale di Hong Kong recupera l’atmosfera del bar di quartiere romano. Quello milanese propone uno spazio contemporaneo in cui la miscelazione si intreccia con gastronomia, design e intrattenimento.
Il punto in comune non è lo stile, ma la forza dell’identità.
Entrambi hanno costruito un progetto che il pubblico può riconoscere facilmente, senza doverlo confondere con decine di altri locali.
È interessante anche osservare come siano cambiate le rispettive posizioni in classifica.
Già nel 2024, quando Bar Leone era secondo al mondo e Moebius occupava il 38° posto, ApeTime aveva raccontato l’affermazione dei due locali nel proprio approfondimento sui migliori cocktail bar del mondo.
Due anni dopo, entrambi si trovano ai vertici internazionali.
La presenza italiana non si limita a questi nomi. Tra i protagonisti della classifica 2026 troviamo anche il Connaught Bar di Londra, legato alla figura di Agostino Perrone, Sips a Barcellona, con Simone Caporale, e Paradiso, sempre a Barcellona, fondato da Giacomo Giannotti.
Professionisti con percorsi differenti, che hanno contribuito a rendere la cultura italiana del bar un riferimento anche all’estero.
Naturalmente non tutti propongono la stessa idea di miscelazione. C’è chi punta sulla ricerca tecnica, chi sperimenta nuovi rapporti tra cucina e cocktail e chi, come Antinori, preferisce riportare al centro l’accoglienza informale.
È anche questa varietà a rendere interessante il risultato del 2026.
Cosa possono imparare i bar italiani dal Bar Leone
Il successo di Bar Leone potrebbe suggerire una ricetta apparentemente facile: qualche cocktail classico, un arredamento vintage, panini alla mortadella e una buona atmosfera.
Ma sarebbe una lettura superficiale.
Il locale di Antinori funziona perché tutti gli elementi seguono la stessa idea. L’arredamento, la carta dei cocktail, il cibo e il modo di accogliere i clienti raccontano una storia coerente.
Non si tratta di allestire un bar a tema italiano. L’identità nasce dall’esperienza personale del fondatore e trova una traduzione concreta nel servizio quotidiano.
Per i gestori italiani, questo è forse il punto più interessante.
Non è necessario inventare continuamente nuovi cocktail per differenziarsi. Una proposta più contenuta, se ben realizzata, può essere altrettanto riconoscibile.
Un Negroni preparato con precisione, uno Spritz servito correttamente o un Martini alla giusta temperatura possono diventare motivi sufficienti per scegliere un locale e tornarci.
A fare la differenza, però, è anche ciò che accade prima e dopo il drink.
Quanto tempo bisogna aspettare per essere serviti? Il personale sa consigliare senza risultare invadente? Il cliente si sente a proprio agio? Ritrova la stessa qualità quando torna una settimana dopo?
Sono aspetti meno appariscenti rispetto a una presentazione spettacolare, ma incidono direttamente sull’esperienza.
Bar Leone dimostra anche quanto sia importante mantenere una personalità riconoscibile.
Nel settore HoReCa le tendenze cambiano rapidamente. Nuovi format, drink virali e stili di arredamento possono attirare attenzione, ma seguirli continuamente rischia di rendere i locali sempre più simili.
Avere un’identità non significa rifiutare le novità. Significa scegliere quelle coerenti con il proprio progetto, evitando di cambiare direzione a ogni nuova moda.
Naturalmente, il modello di Bar Leone non può essere trasferito automaticamente in qualsiasi bar italiano. Hong Kong ha un pubblico internazionale, una cultura del consumo e dinamiche economiche differenti.
C’è inoltre una distinzione importante: The 50 Best Bars è una classifica costruita attraverso il voto di esperti del settore. Non rappresenta una misurazione oggettiva della qualità di tutti i bar esistenti.
Resta però uno dei riconoscimenti più osservati dalla comunità internazionale della miscelazione, capace di mettere in evidenza progetti che stanno influenzando il settore.
E il risultato del 2026 offre uno spunto sul quale vale la pena riflettere.
Il locale che ha conquistato per due anni consecutivi la vetta mondiale non ha cercato ispirazione soltanto nelle tecniche più avanzate della cocktail industry.
Ha guardato anche a un’abitudine che in Italia conosciamo da generazioni: entrare in un bar per bere qualcosa, incontrare qualcuno, scambiare due parole e magari fermarsi più del previsto.
A migliaia di chilometri da Roma, Lorenzo Antinori ha trasformato questa familiarità in un progetto internazionale.
Non ha inventato un nuovo modo di vivere il bar. Ha dimostrato quanto possa essere attuale quello che conosciamo da sempre.
Alcune o tutte le immagini presenti nell’articolo sono state realizzate o rielaborate con l’ausilio dell’IA a scopo illustrativo.




