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HoReCa, cresce la spesa ma calano le visite: i segnali che cambiano il fuori casa nel 2026

Il fuori casa italiano continua a muovere una spesa importante, ma dietro il valore economico sta emergendo un cambiamento che interessa direttamente bar, ristoranti e pubblici esercizi. I dati più recenti mostrano infatti un mercato in cui spesa, numero di visite e occasioni di consumo non procedono necessariamente nella stessa direzione. Per chi gestisce un’attività HoReCa, capire questa differenza diventa importante quanto osservare il fatturato.

Tempo di lettura: 5 minuti

Meno visite, più spesa: il segnale che arriva dal fuori casa

A maggio 2026 i consumi fuori casa hanno registrato una diminuzione del 3,4% delle visite rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Nello stesso periodo, però, il valore complessivo del mercato è cresciuto del 2,3%.

A collegare i due numeri c’è un terzo dato: lo scontrino medio è aumentato del 5,8%.

La fotografia diventa interessante quando i tre indicatori vengono letti insieme. A fronte di una minore frequenza complessiva, ogni singola occasione di consumo genera mediamente una spesa maggiore.

I dati sono stati diffusi da FIPE-Confcommercio ed elaborati dal Centro Studi FIPE sulla base del Consumer Tracking-Tradelab.

Ristoranti e bar non stanno andando nello stesso modo

Dietro il dato complessivo si nascondono dinamiche differenti.

A maggio i ristoranti hanno registrato un aumento delle visite del 3,6% e una crescita del valore del 5,9% rispetto allo stesso mese del 2025.

Nei bar, invece, il numero delle visite è rimasto sostanzialmente stabile, mentre il valore è cresciuto del 3,4%.

Già questo confronto rende difficile parlare del fuori casa come di un mercato uniforme. L’andamento cambia in base al canale e diventa ancora più differenziato osservando i vari momenti della giornata.

Colazione, aperitivo e dopocena perdono visite

Infografica sulle variazioni delle visite fuori casa tra colazione, aperitivo, pranzo, cena e altre occasioni di consumo nel 2026
Le visite fuori casa cambiano sensibilmente in base al momento della giornata.

È l’analisi delle occasioni di consumo a fornire uno dei segnali più interessanti.

A maggio 2026 la colazione ha perso il 7,5% delle visite. L’aperitivo prima di pranzo ha registrato una flessione ancora maggiore, pari al 9,1%. In calo anche la pausa pomeridiana (-6,8%) e il dopocena (-5,3%).

Pranzo e cena mostrano un andamento diverso: le visite aumentano rispettivamente dello 0,7% e del 2,2%.

La giornata di consumo, insomma, si sta muovendo a velocità differenti.

Il consumatore sta scegliendo di più quando uscire?

È una possibile chiave di lettura, non una conclusione che i dati consentano da soli di dimostrare.

La maggiore tenuta di pranzo e cena, accompagnata dalla flessione di alcune occasioni più brevi, segnala però qualcosa che merita attenzione.

Per un bar, ad esempio, sapere che il valore delle vendite cresce racconta soltanto una parte della storia. Conta anche capire quante persone entrano, quando entrano e quanto spendono per visita.

Una differenza tutt’altro che teorica per chi deve organizzare personale, offerta e servizio durante la giornata.

I 100 miliardi della ristorazione raccontano solo una parte della storia

Allargando l’orizzonte all’intero 2025, il quadro diventa ancora più interessante.

Secondo il Rapporto Ristorazione 2026 di FIPE, i consumi nella ristorazione italiana hanno raggiunto circa 100 miliardi di euro, con una crescita dello 0,5% rispetto all’anno precedente.

Il dato cambia prospettiva quando viene affiancato agli indicatori reali del settore.

Nel 2025 il fatturato della ristorazione misurato in volume ha infatti registrato una flessione dell’1,3%, mentre il valore aggiunto reale è cresciuto soltanto dello 0,5%.

Rimane inoltre una distanza rispetto al periodo precedente alla pandemia: secondo FIPE, i consumi sono ancora inferiori del 5,4% rispetto al 2019.

Il valore economico del mercato resta quindi elevato, ma per comprenderne l’andamento bisogna distinguere tra euro spesi, volumi e frequenza.

Prezzi, energia e servizi: lo scenario per le imprese HoReCa

C’è poi la questione prezzi.

Secondo FIPE, a maggio 2026 l’inflazione dei servizi di ristorazione si attestava intorno al 3,1%. Nei bar l’aumento era del 3,3%, nei ristoranti tradizionali del 2,9%, nelle pizzerie del 3,6% e nel delivery del 3%.

Anche all’interno della ristorazione, dunque, gli aumenti non sono uniformi.

Il contesto generale aggiunge un ulteriore elemento. Ad agosto l’ISTAT ha rilevato un’inflazione nazionale del 3,3%, in accelerazione rispetto al mese precedente e spinta in particolare dalla componente energetica.

Sul versante delle imprese, nel secondo trimestre 2026 i prezzi alla produzione dei servizi B2B rilevati dall’ISTAT sono aumentati del 4,3% su base annua, contro il +2,7% del trimestre precedente.

Il dato riguarda l’insieme dei servizi alle imprese e non può essere interpretato come l’aumento medio dei costi sostenuti da un bar o da un ristorante. Aiuta però a descrivere il contesto nel quale anche le aziende HoReCa si trovano a operare.

Per bar e ristoranti il fatturato da solo non basta

È probabilmente questo il punto più utile per chi lavora nel settore.

Un locale può aumentare gli incassi pur registrando meno visite. Può perdere clienti in una fascia oraria e compensare con uno scontrino medio più alto. Oppure può avere una cena in crescita mentre colazione, aperitivo o dopocena arretrano.

Situazioni differenti possono quindi produrre risultati economici apparentemente simili.

Per leggere l’andamento di un’attività diventano particolarmente significativi numero di visite, scontrino medio e distribuzione dei consumi nelle diverse fasce della giornata.

Sono informazioni che possono aiutare a valutare l’offerta, l’organizzazione del personale e il peso delle singole occasioni di consumo nell’economia del locale.

Il fuori casa del 2026 è sempre meno uniforme

I numeri disponibili restituiscono un mercato difficile da sintetizzare con una sola definizione.

La spesa cresce mentre, nel dato di maggio, le visite complessive diminuiscono. I ristoranti mostrano una dinamica diversa dai bar. Pranzo e cena resistono meglio di colazione, aperitivo e dopocena.

Per gli operatori HoReCa questo significa soprattutto una cosa: guardare l’incasso finale senza osservare come è stato generato rischia di nascondere cambiamenti importanti nel comportamento della clientela.

Due locali possono chiudere il mese con lo stesso incremento di fatturato e trovarsi, in realtà, davanti a scenari completamente diversi. Uno può aver aumentato clienti e consumazioni; l’altro aver compensato una minore frequenza con una spesa media più elevata.

È questa distinzione, più del dato aggregato preso da solo, che può aiutare a capire come sta cambiando il fuori casa italiano.

Marco Zanetti
Marco Zanetti
Racconto il mondo Ho.Re.Ca. attraverso editoriali, cronache ed eventi. La mia specialità è seguire fiere, analizzare nuovi trend e raccontare le aziende e i prodotti che fanno la differenza. Mi piace pensare che ogni articolo possa offrire una prospettiva unica, aiutando i professionisti del settore a rimanere sempre aggiornati. Per me, ogni evento è una storia che aspetta di essere raccontata.

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