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Luppolo, raccolto 2026 in forte calo: caldo e siccità mettono sotto pressione la birra europea

Il caldo e la siccità stanno mettendo sotto pressione alcune delle principali aree europee di produzione del luppolo. Il raccolto 2026 si annuncia particolarmente difficile in Germania e Austria, dove le alte temperature e la scarsità di piogge hanno ridotto lo sviluppo delle piante e, in diversi casi, anche la dimensione dei coni.

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Il problema non riguarda soltanto gli agricoltori. Il luppolo è una delle materie prime fondamentali nella produzione della birra e le difficoltà registrate nei campi riaprono il tema di come la filiera birraria possa adattarsi a stagioni sempre più calde e irregolari.

Il raccolto di luppolo 2026 soffre in Germania e Austria

In Germania i numeri danno una misura piuttosto chiara della situazione. Secondo le stime diffuse dal Bayerisches Landesamt für Statistik, nei due grandi comprensori bavaresi di Hallertau e Spalt nel 2026 sono attese complessivamente 29.244 tonnellate di luppolo, contro le 37.865 del 2025.

La diminuzione prevista è quindi del 22,8% in un solo anno. Nello stesso periodo la superficie coltivata è scesa da 16.040 a 15.115 ettari, con una contrazione del 5,8%, mentre la resa media per ettaro è stimata in calo del 18%.

La Hallertau resta di gran lunga il cuore della produzione tedesca: nel 2026 dovrebbe produrre circa 28.750 tonnellate di luppolo, pari a oltre l’85% dell’intero raccolto nazionale stimato.

Una situazione difficile viene segnalata anche nel Mühlviertel austriaco.

Stefan Hofer, presidente della cooperativa locale dei produttori di luppolo, ha spiegato come caldo e siccità abbiano provocato danni pesanti alle coltivazioni. In alcuni appezzamenti le piante sono state compromesse completamente, mentre in altri i coni hanno raggiunto dimensioni molto inferiori rispetto a quelle di un’annata normale.

Secondo la cooperativa, il raccolto 2026 è stimato circa il 40% sotto la media.

Perché caldo e siccità danneggiano il luppolo

Il luppolo è una coltura particolarmente sensibile alla disponibilità di acqua durante alcune fasi dello sviluppo.

Periodi prolungati con temperature elevate e precipitazioni insufficienti possono rallentare la crescita delle piante e compromettere la formazione delle infiorescenze, cioè proprio i coni utilizzati durante la produzione della birra.

Le condizioni climatiche estreme possono inoltre favorire altri problemi. Tra questi c’è la diffusione di parassiti come il ragnetto rosso, che trova condizioni particolarmente favorevoli nei periodi caldi e secchi e, quando l’infestazione diventa importante, può contribuire ulteriormente alla perdita di produzione.

La stagione 2026 mostra però anche quanto il quadro possa essere complesso. Non tutte le fasi dell’annata sono state caratterizzate allo stesso modo: in Hallertau, per esempio, tra la fine di maggio e l’inizio di giugno alcune zone avevano registrato precipitazioni molto abbondanti, tanto da rendere difficoltoso persino l’accesso ad alcuni luppoleti. Nei mesi successivi caldo e siccità hanno però modificato radicalmente lo scenario.

Il tema riguarda anche l’Italia, dove la coltivazione del luppolo da birra rappresenta una componente ancora limitata ma in crescita della filiera brassicola nazionale.

Cosa può cambiare per i birrifici

Un raccolto inferiore non significa automaticamente meno birra nei prossimi mesi e nemmeno permette, da solo, di prevedere un aumento dei prezzi.

Il mercato del luppolo dipende infatti da diversi fattori: oltre alla quantità prodotta durante la singola stagione entrano in gioco le scorte disponibili, i contratti di fornitura stipulati dai birrifici, le superfici coltivate e l’andamento della domanda mondiale.

In Germania, inoltre, il settore sta affrontando una situazione particolare. Alla riduzione della produzione agricola si affiancano un mercato del luppolo ancora ben rifornito e il calo dei consumi di birra, elementi che possono in parte attenuare le conseguenze immediate di un’annata negativa.

Il problema di fondo rimane però un altro: se stagioni caratterizzate da temperature elevate e lunghi periodi senza pioggia diventassero più frequenti, garantire nel tempo una produzione stabile delle materie prime potrebbe diventare sempre più complicato.

Ed è proprio su questo fronte che agricoltori, istituzioni e industria della birra stanno iniziando a muoversi.

L’irrigazione diventa strategica per i luppoleti

Nel Mühlviertel austriaco l’irrigazione è già una delle risposte messe in campo dai produttori. Una parte dei terreni viene oggi irrigata artificialmente e sono in corso anche sperimentazioni su varietà in grado di adattarsi meglio alle nuove condizioni climatiche.

Ma è soprattutto in Germania che stanno prendendo forma progetti infrastrutturali di dimensioni considerevoli.

In Hallertau un progetto per migliaia di ettari

Nel Bewässerungsverband Hallertau si sono riunite 461 aziende agricole, che rappresentano circa 12.000 ettari.

L’obiettivo è sviluppare una rete in grado di accumulare acqua nei periodi in cui è maggiormente disponibile, per poi utilizzarla durante le fasi di siccità senza aumentare ulteriormente la pressione sulle falde.

La Baviera ha già destinato 9,5 milioni di euro alla progettazione dell’infrastruttura. Il progetto complessivo potrebbe arrivare a interessare tra 17.000 e 19.000 ettari considerando, oltre al luppolo, anche altre colture specializzate.

Nel territorio di Spalt acqua accumulata per i mesi più secchi

Un’altra iniziativa riguarda lo Spalter Hügelland, dove è previsto un sistema di irrigazione destinato soprattutto alle coltivazioni di luppolo e ciliegie.

Il progetto prevede l’utilizzo di acqua ottenuta attraverso filtrazione naturale lungo il corso della Schwäbische Rezat, cinque bacini di accumulo e una rete di circa 75 chilometri di tubazioni.

Nella configurazione finale il sistema potrebbe servire fino a 400 ettari. Il costo indicato per l’attuale fase dell’intervento è di circa 25 milioni di euro.

Sono investimenti importanti, che mostrano quanto la disponibilità di acqua stia diventando una delle questioni centrali per il futuro delle aree tradizionalmente dedicate alla coltivazione del luppolo.

Anche l’orzo soffre: la birra cerca nuove varietà

Il luppolo, però, rappresenta soltanto una parte del problema.

Anche l’orzo destinato alla produzione di malto deve fare i conti con condizioni climatiche sempre più difficili. In particolare l’orzo primaverile, tradizionalmente molto utilizzato dall’industria birraria, concentra una parte importante del proprio sviluppo durante la primavera e l’estate e può quindi risultare particolarmente esposto alle fasi calde e siccitose.

Per produrre mezzo litro di birra vengono mediamente utilizzati circa 70-75 grammi di orzo primaverile.

Se le condizioni di coltivazione diventano più instabili, anche questa materia prima potrebbe quindi richiedere strategie differenti.

L’orzo invernale può diventare una soluzione?

Una delle sperimentazioni più interessanti è in corso nel nord-est della Germania.

Una birreria dell’area di Potsdam sta testando su una superficie iniziale di circa due ettari l’utilizzo dell’orzo invernale, prima dal punto di vista agricolo e successivamente per verificarne l’effettiva idoneità alla produzione della birra.

La differenza principale rispetto all’orzo primaverile sta nel momento della semina.

L’orzo invernale viene seminato in autunno e può quindi sfruttare l’umidità accumulata nei mesi più freddi. All’inizio dell’anno le piante hanno già raggiunto una fase di sviluppo avanzata, riducendo almeno in parte la dipendenza dalle piogge primaverili ed estive.

Non significa che l’orzo invernale possa sostituire automaticamente quello primaverile: resa agricola, caratteristiche del malto e comportamento durante la produzione della birra devono essere valutati con attenzione.

La sperimentazione rientra nel progetto Terrathesis, collegato al programma di ricerca MEDIAG della Filmuniversität Babelsberg Konrad Wolf, che coinvolge mondo agricolo e ricerca per analizzare concretamente le conseguenze del cambiamento climatico e le possibili strategie di adattamento.

Il progetto proseguirà fino al 2029.

La ricerca di soluzioni riguarda anche l’impiego più efficiente del luppolo già disponibile. Negli ultimi anni il settore ha sperimentato, ad esempio, nuove tecnologie e prodotti come il luppolo liquido nella produzione della birra, tema già approfondito su ApeTime.

Per la filiera birraria la questione non riguarda quindi soltanto come affrontare un raccolto particolarmente difficile, ma come prepararsi a condizioni di coltivazione che potrebbero diventare progressivamente meno prevedibili.

Irrigazione, nuove varietà e differenti calendari di semina sono già sul tavolo. Nei prossimi anni bisognerà capire quali di queste soluzioni saranno davvero sostenibili, economicamente e dal punto di vista produttivo, senza compromettere la qualità delle materie prime richieste dalla produzione brassicola.

Nota immagini: le immagini illustrative presenti in questo articolo sono state generate o elaborate con strumenti di intelligenza artificiale e sottoposte a controllo editoriale da parte della redazione di ApeTime Magazine.

Nicola Prati
Nicola Prati
Classe 1981. Subito dopo la maturità classica, inizia a collaborare con la ‘Gazzetta di Parma’ (2000): una collaborazione giornalistica che durerà otto anni. Contemporaneamente, dal 2005 al 2008, fa parte dell’ufficio stampa del Gran Rugby Parma. Successivamente, fra le altre esperienze lavorative, quella nell’ufficio comunicazione interna di Cariparma Credit Agricole e nella direzione relazioni esterne del gruppo Barilla. Le sue due più grandi passioni sono tutti gli sport e la musica. A queste, si aggiungono la lettura, i viaggi e la cucina. Collabora con ApeTime da gennaio 2021.

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